Della Volgar îPoesia Lib.I.
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il quale nella medesima Raccolta pose distinta dal resto di quella laprima sua strofe , scritta un versetto dopo l’altro , conte egli avevatrovato in altro Codice diverso da quello, dove è distesa tutra la Can-tilena. Del resto non sembri strano a i parziali delt’Atlacci la manie-ra delio scrivere le rime da me riferirà; mentre avvene delle assai piùstravaganti, e particolarmente quella palesata dal dottissimo Frances-co Redi nelle annotazioni al suo Ditirambo del Bacco in Toscana ,fatta in forma di moderno elogio , o iscrizione, da M. Ranieti de’Sa-maretani, d una frotta da lui scritta a M. Polo da Castello, ambedueRimatori de’primi, e più rozzi tempi » la quale è la seguente.
Cernen Samaria nato sor di se: ferme te nome sovraquello cagie
Coti come ver voi sett dritto in se : Misere Pelo seredel senno ragia
Sene vi mando tanvtro Dio se: e ki rincontra hivantene cagio
Ludite volte mante , ad anime cantante : prostate fonparole: dieta ke so parole .
fa quale scrittura nondimeno io stimo per poco differente dalla sud-detta : ne altra diversità vi riconosco, che quella , che , non capen-do in una riga di essa due versi intieri per la strettezza della carta ,il sopravvanzo del secondo occupa un’altra riga, o linea. nella qualfrotta alla sfuggita io avverto , che essendo le voci desinenti de' pri-mi due versi endecasillabi ripetute in tutti gli altri endecasillabi, sic-come fono anche quelle degli ettasillabi, non è vero, che il comporSonetti con desinenza di due fole voci diverse sia ufo moderno, co-me generalmente si stima.
E sebbene anche a me è noto, che i Greci dique’cempi abitanti inSicilia solevan far versi di quindici sillabe rimati due per due : non-dimeno tali versi altramente sonavano, che quei di Giullo, e piutto-sto rendevan suono contrarioperciocché lo sdrucciolo era per lopiù collocato ne! fine, e non già nel mezzo del verso.- oltre a che,quando mai (osser simili , io direi , che i mentovati Greci anch’csliscrivessero due versi per riga, e intendessero tal loro scrittura per dueversi: non mi parendo, che per conto alcuno si accomodi il suono disì fatti versi di quindici sillabe a quel de’Latini
Gallias Cafar fubegit, Nicomed.es C a farem sa) Ant Tef~
dal mentovato Colocci addotto per esempio. Se pur non vogliam di -^jppalre, che i detti Greci, siccome facevano anche i Latini di que’rem- ra t.s'acr.tom.pi , scrivessero i lor versetti due per due unitamente , nella guisa , ^.pag.zga-à'che truovansi scritti i testi antichi desistono del Patige lingua , i ver-197. Philipp.H del quale ( che era veggon si impresti disunitamente ) mercé di rql J-abbe demaniera di scrittura, contengono sillabe quindici; e come sono ferir- Eccles.te anche altre sorte di versi, e spezialmente PAdonica tra i metri di tom ' f° S !’Boezio de) testo col cemento , che falsamente s’'attribuisce a San ^^Ids‘dòpoTommaso d’Aquino, essendo di Tommaso Anglico , (a) impresso B *anno 1490. ~ &ojlvi Com.
Nubtbus atris condita nulhm Hè, 6 . cap.i\.
Fnuderò pofjnnt fydcra hmen
Cre/c. Jjì, Foi^. Poesia, Tcm.I.
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