Della Volgar Poesia Lib. I. 9
tcre, {4) e incominciarne : Di rider ho gran voglia* dalla quale ab-biamo estratti i seguenti passi.,
. .. coperser l'onde salse
Et quanto' Roma valse quando fu ricca : y :
Mal volentier fi spicca* cui’l morir duole,
. Val di Taro e bel paese: •
Ma l'animo cortese del donar gode . > .
... ognuno scampi
Ch’io n andrò per li campi col sten sul corno :
Ma ciò non dà fondamenta alcuno al parer del Fausto ; perche nelverso del Petrarca da lui citato Mai non vo più. cantar com'ia soleva ,,il quale fa rima colla mezzana voce del quarta versa della stella stro-fe Il sempre sospirar mila rileva , non si riconosce necessità alcuna distender la voce , potendo rimarsi anche colle voci tronche cantar**sospirar ; il qual mot^o di rimare era parimente in uso tra gli Anti-chi, come apparisce particolarmente da un Sonetto-di Filippo di. SérAlbizo , che fiorì poco dopa la morte del Petrarca , impresso nellaRaccolta dell’Allacci, il quale mi è piaciuto trascriver qui, interamen-te » benché bastasse notare le voci' pien , e fica » che anche, in desinen-za di verso si troncano, e Raccordano insieme., ' ,
La rima secondante del prinpièCh'altra volta dolcez.z,a nominoScuso ben cb' à sentenza li ben filiCh'allo scrittar la penna dominò.■
E per asempro ch'a questo s'affi e> Buon Mastre fu quelcbe richalcinò>
- Il fallo che tua mestola gli dieLiei muro che lisciando raffini»
Si che quando Monn Uga fusaio,
Al on gì uga to becco d'amor pienChe del cantar non fi rannuvolò .,
Vuol dir contesa* & al nome imboli»
- * Da tutti Ut è che ma furon,, o sen
Etiandio qual gracchia era , o dò ►
Ed altresì perché di. ciò, che eglino facevano per necessità » non» den-tarsi regola,, e dichiararlo ufo, e maniera , di modo cheabbia adirsi»che perciochè, rimando loro alla Provenzale , alle volte era necessa-rio impiegar voci intere,, ove sarebbe convenuto metterne delleironi-che fosse appo loto'in uso il verso Ipermétro..
S’aecorsc peravventura il Fausto del poco fondamento della sua opi-nione > e però soggiunse , che sì fatti versi Ipermétri erano simili, a*quello dello stesso Petrarca ; Ecco Cin da Pistoia Guitton di' Are ilz.oma egli anche in ciò s’inganna, non; essendo-questo verso altramenteIpermétro,, ma pei setto, endecasillabo ; imperciocché gli Antichi Rir1 matori , ogni volta che in fine d’iina voce incontravano la vocale I
tra due altre vocali, costumavano di troncar la voce, e pronunziar-la fino alla sillaba, accentata acutamente, benché la voce ad arbitrio-la scrivessero or tronca coll’àpostrofo, ed ora intera, come della scrit-tura intera è il suddétto-testo deli Petrarcae. tra. infiniti altri quel-lo dà
(aj Odia. dîRoma 154.8.»4. pag. ij*.