(a) Gh. Vil-lani Hist. lib.lo.cap.4.1,4.!'Lìmardo daCapua Pare-ri &c. pag.Zir. r, edit.
38 Dell’Istoria
guente , la qual maniera , che a mio giudizio può dirsi seconde Ri-me , al Scrventese va conceduta , -come gliele concede il medesimoTrissino ,, die ne reca esempio tolto dall' Opera intitolata L'Acerbadi Maestro .Cecco d’Ascoli Astrologo del Duca di Calavria, il qualeper le sue mal sane opinioni ( : altri dicono ( a ) per opera del Mae-stro Dino del Garbo suo Emulo ) fu arso in Firenze a'16. di Settem-bre Fanno 1317. la qual Opera è tutta composta nella suddetta guisa»ed io i’ho veduta (critta.a mano nella Biblioteca Othoboniana , edanche impressa. L’esempio adunque mentovato è il seguente.
La tarda Stella della Spera grande- Manten la terra, e ferva in sua naturaLa prima Stella Vacque move » e spandeLa spietata Stella muove il fuocoMercurio tiene l'aere in sua figura-,
Tempesta move per suo tempo., e luoco &c.e così seguita fino al fine. Ma pure certa cosa e, che il Serventese piùfrequentato appresso i Rimatori Toscani, i quali fiorirono circa il tem-po di Dante, che ritrovò le Terze Rime ( che che si fosse nel seco-lo del quattrocento, nel quale molti Rimatori a lor capriccio ne com-posero ) valeva quanto appresso i Moderni Terza Rima J ed era eglinome collettivo di varj caratteri liriciimperciocché v'eran TerzeRime chiamate Canto , o Capitolo , e con esse spedivasi qualunquenarrazione,' ve n'eran di stileselegiaco , e ve n'eran di stil satirico;e di burlesco . Dal che si comprende , che niuno di tali caratteri èmoderno, ma'benitutti’sono.antichi; il che più chiaramente appari-rà dagli esenipj, che ne daremo.
E in primo luogo de’Canti si truovano gli esempi nella Commediadi Dante, e de'Capitoli ne'nobilissimi Trionfi del Petrarca ; ma del-,la Terza Rima elegiaca io truovo F esempio in Cino da'Pistoia, co-mcchè anch’elsa possa appellarsi Capitolo.
Io non so dimostrar chi ha il cor mio,
Ne ragionar di lei, tanto e altiera,
Ch'Amor mi fa •tremar ^pensando, ch'ioAmo Colei, ch’è di beltà lumiera-,
Della quale esce un ardente splendore,
Che già non oso guardar la sua ciera ;
Lasso, clamando, ‘la mia vita more ;
~E già non faccio sfogar la mia mente?
Sì in alto loco m’ha condotto amore-.
Quando’l pensier divien tanto possente,
Che mi comincia sue virtudi a dire ,
Sento’l suo nome chiamar nella mente,
Che face li miei spiriti fuggireSenza far motto venendo di sore ;
Ma non ha poscia cotanto d’ardire.
Per soverchianza di molto valore
De Vaspra pena, eh'a lo cor m’è gionta »
Ond’io rimango privo di colore .
Amor, che sa la sua virtù, mi conta
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