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Volume primo.
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51
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Della Volgar Poesia Lib. L

Qual velia, o squammae qual piuma ricopre ,Qual d'aspro dente armatole qual dt tosco »,Ada fra l*eccelse sue mirabil Opre

Degno d'eterno onor l'Vuom poscia apparse rL’Uom, che tanta del Ciel parti, in Je copre».

Ed oh qual sentì mai gioia, destar/e

Amor-, quando in mirarlo, ei vide in lui.Raccolto il bel , esiti tante parti ei sparse».

E se ’n compiacque sì, che ad e so i suiRaggi ,> ad' e so. del foco,, ond’ eì sfavilla ,

Quei semi die, eh'indi passare-in nui .

Que fio e quel fòco poi,, eh' arde, e scintillaOr sà due rose labra, or sk due goteOr su’l confin di tremola pupilla».

Che se troppo fi. mira, ei per le noteAperte vie degli occhi al. cor-sen viene ,

E il pigro sangue a. un. tratto agita, e scuote».Lo qual scorrendo per l’accese vene:

Desta in Noi tal piacer,, che seco avvintoOgni nostro desto sforma, o ritiene.

Quindi e, che poi da quelì impreso infintoTratto: ciascuno in ver ì oggetto,, eh' ama »,Rapido corre , come a centro spinto,,

E se pari in lui trova e senso, e brama,

Gode così, eh’altro piacer non cura,

Lieto è così, che più non chiede, o brama».

Or [e ì amare è forz.a, e se Natura

A noi per legge , il diede, e s'd noi piace,.

Legge esser mai non può sì grave, e dura».

Dolce dunque d' Amore e strale , e face;

E quando, dolce, impiaga,, e dolce accendeSe quindi ha solo■ il Mondo e vita , e pace.

Tir. Di un Cane io mi dolea, che fier m'offende

Co i morsi il fianco,, e i denti al cor m’interna ,E tu parli del Can,. che in Ciel. risplende.

Altr’ è la Mente: augusta , eccelsa, eternaDetta ■ Amor -, perche amando, il tutto suoreTrasse dai nulla , e amando or lo governa »,

Altr* è la passion ,.che dentro un core:

Tiranna siede,, e in lui sol doglie: creaAmare doglie,, ond ’ hà. nome di Amore».

Ciò , che il saggio Lacon dirti solea

Non so:, so eh'il Pastor chiaro in Toscana.Quando cantò, d’ Amor, così dicea:

,, Et nacque d’ox.ioe di lascivia umana„ Nutrito di porser dolci, e scavi,,

„ Fatto Signore, e Dio da gente vana.

» Qual è morto da lui, qual con piti gravi» Leggi, mena sua vita in aspre pene

V 2: