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Volume primo.
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55
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Dellà Volgar Poesìa tib. L $5

£ i negri occhietti bei chiuder e non chiude jE fa un bel solco al mento, e due nel viso,

O vaga Pastorella, o dolce rìso.

Ales. La Ni fi fa mia {e talor meco è in guerra

China, quando m'incontra i lumi a terra SPoi sdtgnosetta a me gli volge , e gira ,

Poi di pietà gli vesta > e in un sospira.

Così d'ira ). e cCamor- confonde i segni ,

O sospir cari, o cari, e dolci sdegni.

Tir. Hier fù veduta l'Aquila grifagna

Là fra la rupe, e il bosco de gli Allori,

E dove Alfeo nel vicin lago stagna ,

Sta va una torma di Cigni canori .

Oggi ascolto li Buoi per la CampagnaAduggìr pia lieti ; ah temo di mia Clori,

Jo so che i Numi da lo Ciel già scesero,

E per beltà minor tai forme presero.

Ales. Jo et altri nò , ma temo sol quel fonte ,

L'onda di quel ruscello, e di quel fiume’,

Poiché specchiandos’ivi ella la fronte,

Adira il teser di sua beltade,. e il lume ;

E ch'indi poi resa superba, in onteCangi, e'n disdegno il dolce suo costume.

Ben me conosco ; onde il mio picciol merto -E sua virtù, me di lei rende incerto.

Tir. lo so di che ridete, erbe giulive ",

M Girasti vedete,, in. questo rive ,,

Gir arse, piegar seAl suolo,,al poloConfuso, deluso

A più d'un Sol lucente - , al par l'ingannaDi Clori la Capanna, e l'Oriente.

Ales. lò so, perche pensosa in su la,spina

Sta quella vaga rosa umile ,, e china :

S'arresta , modesta ,

Le foglie raccoglie,

Perche ama , e sol brama ,

Che Delia mia la tocchi , e la ristaure,

Più che falba con saure, ella co gli occhi.-Tir. Dimmi qual è quel più di Tigri,,e Pardil .

Adostro crudel, che fra di noi fi giace,

Talpa a i rai, Drago ali’ali, Istrice a i dardiì:

Ales. Qual è il fitnaul, eh'insieme e Veglio audace >,

Che sana allor, che più ferisce un Core,.

Che quando più tormenta allor più piace ?

Tir. Dimmi, e d'Appello havrai vanto maggiora -Come, fi puh d'Uom vivo fare un sontel-Ah! questo il sai, eh'ai visto il mio doloreAles. Ada vedi, là come giulive e pronte

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