Li6 De Comentarj Intorno AH’Istoria
Brevi, ma belle sono , '
Picciolo e fi, ma prezioso dono .
Dunque, Donna Reale,
Deh gradirlo vi piaccia,
Perck'io mai non mi stanchi , e mai non taccia'.
Dunque, Donna immortale,
Se di farne io m'ingegno ‘
Novo monile , hor non I'haggiate a sdegno : -Perche di pregio eguale '** -
Non è lucida gemma - - -
quella, che vi pende, e st tingemma ; cNò tra le brine, e’I gelo. Ha raggi piti lucenti
Stella-, che desti gli odorati venti.
Ne tra le brine in Cielo &c.
E così seguita per molte strofe; ed in fine v’è il commiato colla stel-la )?^.rzo. sa legge. Ed il terzo, tolto dalle medesime Rime esposte (ve) è pari-mente in istrofe di canzone, intitolato catena; il primo verso d’ognistrofa di cui è composto della metà del verso ultimo , e della metàdeU’antipenultimo della strofa antecedente, così «
Illustre Donna, e pin del Ciel serenaDa' chiari occulti lumiMille versate ogn hor gioie, e dolcezze ,
E fanno pretiosa aurea catenaGli Angelici costumiE le vostre celesti alme bellezze:
E ’n sì leggiadri modi _ |!
Per far più sempre un bel desio contenteNon fi congiunse mai l'oro , e l'argento .
Doro, e l’argento in sì leggiadri modiMai non s'accolse , o prese ,
Come voi ne sembrate adorna, e vaga-,
. j E tutte fiamme son l’humane lodi,
E vive stelle accese
Son le divine, onde 7 pensier s'appaga:
Ne fra ventosi campi,
Se di candide nubi il Cielo è carco,
Tauto suol variar col suo beli'arco .
Col suo bell'arco infra ventosi campi &c.
E così seguita per molte stanze, col commiato in fine, che fiala me-desima legge, se non che il primo verso di esso dovrebbe essere ende-casillabo, giusta le regole del commiato, ed egli è ettasillabo. Oltrea i predetti uno vaghissimo se ne legge tra gli Scherzi de gli Acca-demici Trasformati di Lecce raccolti , e dati alla luce da Pier Giro-lamo Gentile Panno 1605. egli è di Pompeo Paladini Letterato molto-riguardevole, che in quella Accademia prese il nome di Ladino; eiasua tessitura è la seguente.
Scendi scendi , 0 bella Clio ,
Dal bel rio, e dall'arene
D’It