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Volume primo.
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222
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ni De*Cementar] Intorno AH’Istoria

ra, e particolarmente enea ie seste nel capitolo de’Panegirici. Sicchéora non soggiungeremo altro circa ciò, se non ché fu messa in uso nelsecolo XV. una maniera di seste rime assai curiosa , imperciocché i■primi quattro versi anno tutti una stessa rima ; ed un*altra ne annogli ultimi due , come si vede nella Vita di S. Caterina Vergine , eMartire, stampata in Bologna 152$. 8 . ma per quanto scuopre lo stile,composta nel secolo precedente, il cui principio è questo»

Chrtsto signor della Corte divinaIllumina il mio core , e sì l'affinaChe posta dir d'una gentil ReginaDi la divota Santa CatherinaCantar la sua leggenda con honoreDe Santa Catherina olente fiore, &c.

E finalmente le quinte rime, per le quali noi non intendiamo quellecanzonette di Bernardo Tasso , che sono tessute di metro di cinqueversi, perciocch’elleno sotto il titolo delle Canzonette, delle quali siparlerà appresso, debbono porsi; e nè meno quella canzone, che ser-ve di coro nelPatto secondo del VAmoroso Sdegno , favola Pastorale delBracciolinì, la quale parimente è tessuta di metro dì cinque versi,perciocché eglino sono versi ettasillabi, ed endecasillabi mescolati in-sieme ; e ancorché le sue stanze sieno incatenate 1’unacoll’altra, non-dimeno può aneli’essa andar tra le spezie delle canzonette: ma quel-le, il cui metro è tutto composto d’endecasillabi a somiglianza delleterze, quarte, seste, ed ottave rime-, e perché di esse non abbiam fi-nora trovato esempio tra i Poeti Toscani da noi veduti , ne daremper saggio alcune, clie noi facemmo ne*Giuochi Olimpici d’ArcadiaPanno 1697. e l’intitolammo Staccine*.

Amor, che vuoi da me, che più pretendi,

Or, eh' ai conquiso il misero cor mietiA che pik strali avventi , 0 fiamme accendi,

Quando senapa sperar tregua , ne scampo,jirdo dentro infelice, e fuori avvampo,

Potresti ben quel cor protervo, e rioDuro, ed algente piti d’alpina cote,

Della crudel, che dispregiarti ardio,

Bersaglio far d'ogni pin ardente strale :

Ch'onor ne ritrarresti a nullo eguale.

Poiché colei, che vìncer non fi puote ,

Sdegna a par , chi la segue , e chi la fugge',

E alme rubelle abborre , e le dì vote ; •

E via non fanno aprirsi entro il suo coreNe cortesia, nè grafia, nè favore.

Or tu, Signor, per cui tutta si struggeLa Terra, e il Ciel d'inestitiguibìl foco,

Deh ti vergogna omai, che sol non luggeUn'inerme Donzella: anzà derìdeIl tuo valore , e de'tuoi servi rìde\

E tralasciando il seno mio per poco,

Con quel poter » cui nullo è , che resista , ,,