Della Volgili Poesia Voi. I. Lib. VI. 385
Questa maniera ne ha scoperto anche 1’Autore delle nobili Poesie»che vanno sotto il nome deh’Accademico Crescente da noi citato piùvolte negli antecedenti Libri: perciocché I Acrostico in quel sonettodel Conte Raimondo Montecuccoli quivi inserito » e da noi dato infavellando delle Risposte, (<r)ne palesa ciò, che la modestia dell’Au- (n) a pag.rote ne volle tacere. _ J 97. 198 .
Ma perche tra gli Antichi per lo più i versi de’ sonetti fi scriveva-no due per Riga, come dimostrammo nella nostralstoria (£) però inproposito degli Acrostici antichi, acciocché meglio si possano scoprir (b) Lib. i.re, riferiremo una bellissima osservazione del Conte Federigo Ubal-A*I' 4,dini nella Tavola, sopra i Documenti d’Amore di M. Francesco da Bar-berino ss) Ed è, che Dante da Maiano scrive un sonetto a Moima/
Nina Siciliana, e dice in esso, che se voleva sapere il nome dello ^ Sonettosscrittore, guardasse per testa , cioè i capiversi: or ehi quel sonettoleggerà scritto un verso dopo Faltro secondo il nostro uso, e come lostamparono i Giunti nella loro Raccolta (d) avrà molto che fare,(per ritrovare l’Acrostico del nome, il quale sta ne’capiversi, leggen-^re^,dosi all’antica, cioè due versi per riga nella forma seguente
Di ciò, eh’nudivi dir primieramenteAvea salente di [aver lo coreNon come nudivi il trovo certamenteTanto v’affegna saggia lo sentoreJE poi vi piace eh' io vi parli bellaSacciate no ', Che ben fon d’un volereTer testa lo meo dir vada cercando
Gentil mia Donna di vostre lauderòSe foste ver ciò ben compitamenteMa per un cento di menzogna suoreChe move , e vien da voi sovra saccenteSe 'l cor va dalla penna svariando£ (e v’ agenda , e 7 vostro gran savoreSe di voler le meo nome v’abbella.
Del secolo xvi. tra molti altri, due se ne truovano di DomenicoVernerò in due sonetti impressi nella Raccolta dell’Atanagi [e] che z.ib.2.mostrano a cui sono indirizzati i componimenti: cioè l’uno a Paoli - fogl,$.a terg.na, e salirò a Madaluzza, ambedue di casa Troni ; ed uno in sei so-netti , cioè tré d’Orfano Giustiniano scritti al mentovato Vernerò,e tre del Veniero in risposta, i capiversi di ciascun de’quali, espri-mendo il nome di Lugretia Bianca , addita, che ella era quella Don-na, che nel corpo de’sonetti apparisce amarsi da ambedue . Ma niu-no, per vero dire, ha meglio, e più ingegnosamente adoperato conquesta maniera, che il Boccaccio, il quale tessè la sua Amorosa Vi-stone si fattamente, che i capiversi d’ogni terzetto uniti insieme ven-dono a formare due interi sonetti, ed un madrigale » come osservòGirolamo Claricio Imolese nels Apologia contro i detrattori della Poe-sia del Boccaccio , stampata infocate zo\\’ Amorosa Vi filone suddetta.
Degli Ecchi > de ’ Versi incatenati , e de’ Sotadicì » e d’altre obligaz.ìonidi poco pregio . CAP. X 11.
L ’ Ecco , che è una mezza voce repetita , la quale alle volte si la-scia fuori del verso sola , e da per se ; e colla quale alle volte ilversosi chiude, fu introdotto nella Toscana Poesia nel secolo xv. (99)
tro-
(99) Chi foste l’autore degli Le chi , non fi fa. Il più antico dame osterva-to e quello che sta impresto tra le cose vulgati del Poliziano, dietro alla fa-