Band 
Volume primo.
Seite
392
JPEG-Download
 

Z9L De’Comentarj Intorno AH’Istoria

Che pur’ agogni / Dì : perche paventaiCol tuo gioir tempra gli altrui tormenti'.

Ne piti fi brama , ni bramar pi» lice .

Ma con questo pensiero un'altro giostra

Col membrar de’ dolci anni , e degli amari ;

E la vìa di salir al Ciel mi mostra .

Dispreggiator di quanto il Mondo bramaDuol , che vìvendo , e lagrimando impariCome fi acquista onor , come Dio s’ami.

Nel rimanente non taceremo, che Ottavio Beltramo da Terramiova> di Calabria Citta compose , e pubblicò colle sue proprie stampe in Na-

poli Tanno 1634. un Poemetto intitolato ilVessuvio, il quale è com-posto tutto d’ottavc di diversi Autori; la qual fatica anch’essapuò dir-si spezie di demone.

Delle Traduzioni . CAP. XIV.

E Gli è ben dovere, che, prima di terminare il presente raccosto,diciam qualche cosa intorno alle bellissime Traduzioni, che ino-ltri Poeti an fatte di quasi tutte le migliori Poesie, *ì de’Greci, co-me de’Latini, e d’altre Nazioni: imperocché molto accrescono aneli’esse la riputazione, e la gloria della nobilissima Toscana Poesia , cheoggimai può girsene a paro a paro con qualunque altra , che Pha prece-duta, e molto si riconosce superiore ad ogni altra, che or si professi di(a) Lib 4 H^Zua viva. Nellanostra Istoria [4] noi dicemmo, che il primo , chepag.z90.del~ traducesse alcuna opera in versi Toscani, fu Tommaso Cambiatore,Vedix.. 1698. che trasportò in terza rima T Eneide di Vergi 1 io , della qual Tradu-rlezione non è rimalo altro, che la memoriaj perché, non essendo ellafarà nel voi. mai stata impressa niella guisa, che dalPAutore fu fatta, ditalmanie-.5 ..deli’Qpera, ra riformolla Gio. Paolo Vasto, espurgandola da infiniti errorid’ognisorta, de’quali era piena , che dopo essere stata da lui mandata allestampe per cosa del Cambiatore Tanno izza. lasciò, che neH’1538.si ristampasse col proprio suo nome, e come sua propria cosa. Ma orane accade non poco di dubitare, che veramente il Cambiatore stilleil primo traduttore, essendone capitata sotto gli occhi un’Qperettaiaottava rima intitolata , Gieta , e Birri a , tratta da. 1 T Anfitrione diPlauto , ed impressa, per quanto potiam conghietturar dalla qualitàdella stampa , nel secolo xv. in fine della quale vi é la seguente otta-va, che dimostra, essere Opera di Giovanni Boccaccio.

Incliti e venerandi CittadiniMiser Zuane bochazo huom luminoso u .

Infra li altri pueti FiorentiniQuefl opera compose il viro famosoFulgarizando di ver fi latiniCon laiuto dappollo gloriosoEt io Lorenzo amalagiso frateStampare lo fatta perche piaccer nabiateìEgli p è Però vero,'che l’eruditissimo Antonio Maria Sai vini^ moltoyersatp, siccóme in ogn’altra professione scientifica, così nelle cole

anti-