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Volume primo.
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395
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Della Volgar Poesia VoI.I. Db. VI. 355

Ondel principio so del a: que filone-Che fa tra Cesare , &' suoi adversariCioè tra Senatori , & Populari &c.-E oltre a queste due stampate,, ne vien data notizia dal Marchese Fi-lippo Monti Bolognese Cavaliere «Fogni genere d’erudizione grandemen-te benemerito, d'un altra, che si truova appo lui. Manoscritta delleFistole d'Ovvidio traslatate in Ottava rima da Domenico da Monri-chiello,. o secondo 1 ’ Allacci (a) da Montecierlo Monaco Vallombro- (a )Poet. An-fano , il quale,, se tal traslazione corrispondesse nello-stile ad alcune tic k. iodicerime deli' istesso Autore, che si conservano nella Chi sian a ( b ) e sono ,

non poco sevre dalla barbarie del secolo xv. noi ora giudicheremmo, j ^ °*'

che nel. torno del Petrarca , o poco dopo fioriste. ; ma perché ella è ™molto rozza, ci riserberemo di render conto, del tempo del fiorire dà-ini nel secondo Volume di questi Comentarj.,

Ma. che che si sia del primo Traduttore,, dalle cose dette finora si può-giustamente credere, che l’invenzione del tradurre in versi Volgari fus-sc della fine del secolo xiv. o del principio del xv„ secolo barbaro, emolto fatale per la nostra Poesia; e però basterà ciò, che abbiam det-to intorno a queste cose, che non meritan di vantaggio; e colle nobi-lissime Traduzioni de'secoli seguenti procederemo al fine.. Di tre sorte,elle furon messe in uso, cioè ritenendo i sentimenti .- osservando an-che le parole; e contrapponendo verso a. verso. Contuttociò quelle dirisguardo son quasi tutte della prima sorta, mal potendo- accomodarsiuna lingua ad un’altra, se parola per parola si traduce, mercé della:minore, o della maggior forza, e valore,, che può correre tra l’una*e l’altra; e oltre acciò, fendo diverso il modo di pensare, e d’espri-mere d’una nazione da quello- d’ un’altra, se i pensieri di quell’operastraniera, che si traduce, non si riproducono nella maniera,. che cor-re nella lingua, colla quale s’adopera,. non potranno mai riuscire néfelici, nègraziose le traduzioni, e sempre resteranno molto inferiorial testo.. Egli è però vero, che quanto meno è possibile il testo debbealterarsi; perciocché tanto piti ciò, che si traduce, è stimabile, quan-to più s’accostaa! testo, e con esso si conforma., Tali fono le miglio-ri nostre traduzioni, e particolarmente le due famosissime, cioèì’£-neìde di Virgilio d’Annibal Caro,- e le Adet amorfosi d’OvvidiodiGio..

Andrea dall’Anguillara, delle quali, allorché egli le componeva, giur-dicò il Varchi (e) che- i Toscani avrebbero avuto Ovvidio più bello -, (c )Ercolan„che i. Latini. E a par di queste tale é altresì quella del. Poema. ssiXu-crezio Della Natura delle Cose,., fatta fino dal Van no 1669.. dal dottif- 210 ‘fimo Alessandro Mare stetti. Professore ordinario, allora di Filosofia, edora delle Scienze Mattemariche nell’Università di Pisa: della bellezzadella qual traduzione tuttavia inedita,. [102] fanno fede le moltissimecopie, che fatte a penna girano per la Repubblica Letteraria. Nel ri-manente, sebbene i. versi delle Traduzioni, ed anche i metri sono ad

G c 2. arbi.-

(102) Ciò era vero nell' anno 1702. io cui scriveva l’Autore^ ma dipoi snel-la pubblicata col titolo seguente :: DiTito Lucrezio Caramella Natura delloCose,, Libri sei.. Tradotti da Alessandro Marchetta Lettore di Filosofia , eMattematiche nelLTJniversità di Pisa, et Accadèmico della Crusca. Pri-ma edizione, Londra Per Giovanni Piekard 17 j 7 . in 8,