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Volume primo.
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403
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Della Volgar Poesia Voi.I. Lib. VI. 405

cosa, e toglie gli equivoci, ed agevola Timelligenza, poco, per noadir nulla,"fuosservata da’nostri primi Poeti, mercé della confusione,che , siccome nella lingua , così nello scrivere aveva introdotta inItalia l’inondazione delle Nazioni straniere . E sebbene, dapoichè faincominciata ad osservarsi , tante , e tali mutazioni ha ella patite digiorno in giorno per la diversità delle opinioni degli Scrittori, e perla maggiore, o minore perizia de’trascrittori, e poi degli stampatori,che assai malagevole riesce il volerne favellare istoricamenre : nondi-meno raccoglierem qui quei tanto , che si potrà , perché chi legge -,rimanga ajmeno persuaso dell’incostanza di. essa, dividendola per piùchiarezza nella forma delle parole , e nel!’ uîo del puntare , che noipiù volentieri diciam, punteggiare.

Intorno alla forma delle parole certa cosa è , che non solo ne’pri-mi tempi, ma fino a tutto il secolo xiv. furono le voci tanto varia-te e nel sito delle lettere, che le compongono , e nello scambiamen-to delle medesime, e nell'agginngerne, o scemarne , cbe ben soventenon può intendersi il loro significato ; e ciò adivenne , perché to-gliendo continuamente voci gì’Italiani da’Linguaggi stranieri, edin particolare dal Latino , e dal Provenzale , per arriciiirne la lorPoesia , altri in un modo, altri in un’altro le traslatavano, ed inse-rivano in nostra lingua , secondo che a ciascuno insegnava il giudi-zio, o il bisogno. Ma non però in tutti militava principalmente que-lla ragione : anzi ne’più quella era principalissima , che allora poco,o nulla si distingueva il parlar del volgo da quello de’dotti: oltre adie la diversità de’eopiatori postava, che trascrivendosi una scritturain diversi Paesi , 'secondo il modo di profferir le parole •* .che in cias-cun luogo si teneva^, andasse dissonnandosi , e allontanandosi dal ve-ro modo del suo testo originale ; e confondendosi poi 1’una manieracolTaltra, usci ile alla fine tanto mal condotta, quanto sono le Rimede’Poeti antichi , date fuori da Leone Allacci , più per iscreditare ,giusta Topi'nione di non pochi , la nostra lingua , essendo egli Gre-co , che per accrescerle pregio, e ricchezza, avendo noi vedute assaimigliori cose di quelle da lui pubblicate , nelPistessc Librerie > ond’egli le trasse . Qnindi è , che le antiche Poesie si leggono piene diparole in moltissimi modi guaste , e storpiate , come sono speglo -, espelglo , in vece di Jyeg.Uo , fìngnore , in vece di signore , bellesa -, invece di bellesa, pigìo , e pilglo , in vece di piglio , e con molte va-riazioni, come le Quale, e le quali, prompto , e pronto, afforcare , eafìr&are, avventura , e aventura, accanto , e acanto , attempo , e ettempo , obietto , obieto, e obieHlo , subgitJlo, fubietto, e subbicelo, e sog-getto, exemplo, esempio , e ejsempio , e esemplo , cbe, e que, e Ke, echente, e Kente , cuore , e quore , e chuore , acqua , e aqqua , lui -, eluy, cui -, e chui, e cuy, ancora , e anchora , e hancora , ed altre in-finite dell’istesso taglio . A i trascrittori succedettero gli stampatori,i quali per le stesse ragioni , niente meno di quelli , malcondusserole scritture, infinattanto che il giudizioso , e dotto Aldo incominciòad osservare ciò , che si conveniva alla riputazione , non più dellestampe, che degli Autori delle Opere..

Ma i difetti de’ trascrittori , e degli stampatori non furono foli ,

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