Della Volgar Poesia Voi. I. Lib. VI. 407
troppa perdita di gloria della Volgar Poesia, molto olirà il bisognoapparisce dagl’ infiniti libri , che si miovano di quel secolo in ognispezie poetica , e da molti saggi-, che abbiam dati nella nostra Isto-ria , e nel presente Volume , e che costretti dalle leggi della veritàdaremo anche nel proseguimento di questa nostra novella Opera.
La mescolanza delle parole latine in questi secoli, e massimamen-te nel xv. portò con se suso di varie lettere Latine anche nelle scrit-ture Toscane, sì semplici, come congiunte insieme, ancorché la no-stra lingua non le comporti, per non essercene bisogno , o per nonpronunziarsi da noi ; siccome perawentura si pronunziavano da i La-tini essendo pregio nobilissimo di nostra lingua di tanto scriversi ,quanto si pronunzia ; e di scriversi mella guisa stessa , che si pronun-zia . Quindi nelle nostre scritture provenne I' uso deista;, e del y invece dell/, e dell’/; e del IC, invece del eh. riferito di sopra, e quel-lo del t. in luog ’M L. come letitia per letizia. , lettone-, per legio-ne, e quello deisti, in quc’siti delle voci, ne’quali nulla adopera, co-me chuore anchora bavere , e si fatte , e finalmente quello del El invece dc’due tt, come diletto per diletto , distratto per di strutto , e dicento, e cento altre sconcete deformi cose, alcune delle quali mol-to diedero che fare a i Riformatori del secolo x v i. e tuttavia du-rano le quistioni , che per esse furono suscitate , come appresso dire- , Vo >mo : per le quali cose dille il Sansovino (a) che st ortografia non si "îdee cavare dal Petrarca , non che da altro Antico , attento , che in Let!or ) mque'tempi le persone scrivevano al modo latino , dicendo patto , laxo ,lutto, exempio, dotto, letto, e somiglianti.
In oltre tra le altre barbare forme delle scritture di questi secoli èdegnissima d’osservazione quella della legatura degli articoli , de’se-gnacasi, e delle particelle colle voci, che loro vengono appresso: im-perocché quasi tutte le scritture , siccome altresì le stampe , innanziil 1500. si veggono procedere sì fattamente , che anno in se verbi-grazia Ihonore , attorno , miserra, sitoglie , lunbene , chio , là dove /’onore, ali’uomo, mi ferra , fi toglie, l’ un bene, cb'io dovrebbono ave-re : come circa le cose scritte a penna dimostrano molti esempj datiin quest’Opera , e delle copie stampate fanno fede le Raccolte dell'
Allacci, e del Corbinelli , e moltissimi altri libri di antiche Poesie;avvegnaché anche in ciò suste incostanza, perché bene spesso si tmo-vano questi legamenti fatti colle voci antecedenti , non ostante chele particelle servano a quelle, che loro seguono; e perciò riconosce-re , basti osservare il Petrarca pubblicato dal!' Ubaldini , dove questacosa è assai frequentata, scrivendosi quivi chun batter, chin te, vede-tti mio bene, ondai ciel, e molte altre simili legature.
Finalmente non poco vario fu stufo degli articoli , e de’pronomi,e de’segni , che co gli articoli si congiungono ; imperocché , trala-sciando quei, che deil, a il, da il, con il, ne il, ce il, ve il scrisserode’quali noi non abbiam veduto alcuno , ancorché per costume degliAntichi ciò riferisca Jacopo Vettori (£] alcuni adoperarono le lega^/rx Mo( j j-ture distese indifferentemente , o che vocale > ò che consonante loro \ un ,t*r.cap*seguitasse, scrivendo detto Core, atto viz,io, netto amore , con lo mio , n, re gol, 4,celo disse , e simili: Altri le collisero, facendone del , al, col, nel ,
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