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Volume primo.
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408
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408 De’Comentarj Intorno Ali’Istoria

cel-, vel -, e dopo introdottosi l’apostrofo, molti con esso credettero diadditare la collisione, scrivendo ve’l , ce'l, neh ; e oltre acciò chi amolte di queste legature raddoppiò la consonante mezzana , cioè l al, e scrisse allo, dello, nello, collo, e chi la lasciò semplice, scriven-do a lo, de lo, ne lo, collo. E questa ultima varietà, la quale nel se-colo xvi. fu quasi universalmente tolta via , avendo prevaluto stufodello scriver le legature cdh una sola consonante nel mezzo , tornònel xvii. in campo, massimamente verso la suafine, comedie si paia,che stufo di scriverle con doppia consonante , oggimai sia rimalo su-periore . Ma tutte queste cose furono usate da gli Antichi con tantanegligenza, e trascutaggine, che uno stesso Autore, o Copiatore, inuna medesima opera , anzi in un medesimo periodo , e in uno stesso. . verso , si truova averle variate senza riguardo alcuno , di modo che

tìm issili Salviati (a) conclude , che non possa in alcun conto prestarsi fe-

J ‘ .de in questa materia alle scritture antiche , perché non vi si ricono-3 - campan . quj { si niuna stabilid ,

Nel mentovato secolo xvi. incominciarono alla fine ad uscir leGramatiche Toscane, le quali ammodernarono la lingua , purgando-la da tutte le suddette barbare, e sconce maniere , e riducendola aquella bellezza, e dolcezza , che peravventura niun’altra lingua nonha avuta. 11 primo, che a questa utilissima fatica diede opera , fu ildottissimo Cardinal Bembo , alle Prose del quale grandissimamente ètenuta st Italia ; e non già alle Regole G’ramaticali di Gio, FrancescoFortunio , che nel proemio di esse si fa inventore di questa cosa ,benché elleno uscissero dalle stampe prima delle Prose del Bembo ;affermando in questo proposito Andrea Garisendo in una sua lettera(b) Lener .scrìtta al Bembo stanno 1517. (ù) che il Fortunio , il qual si stima-ài Aiiverj. al va jj p V j mo , che avesse composta la Grama!ica Volgare , aveva rn-coh dal San ^ ato àll’ intere carte da quella del Bembo , che girava scritta asovin. Voi. 1, pL^na. .

lib. 3, fogl. Or queste Gramatiche diedero occasione ad alcuni d’investigare ,K8.6. e filosofare sottilissimamente sopra la nostra ortografia: di modo chesi videro in pochissimo tempo molte stravaganti opinioni uscire al-la luce, delle quali, per non andarcene in infinito , riferiremo so-lamente alcune , che fecero maggiore strepito , e ne paiono più sin-golari.

L’Accademia Sanese nel principio di quel secolo giudicando man-chevole il nostro alfabeto a rispetto della pronunzia, avvisò Raggiun-gervi var] caratteri : ma perché andò ella indugiando di pubblicare(c) Mtnnirn, S i fatto avviso [e) Giovan Giorgio Trissino fu il primo , che desseaT*.’ **{’ fuori un simil pensiero . Come si fosse 1 ’alfabeto investigato dalst Ac-cademia Sanese a noi non è noto abbastanza : ma quello del Tris-sino, che fu messo da lui in opera in tutte le sue scritture stampate,apparisce accresciuto di più caratteri , tolti in parte anche dall alfa-beto de’Greci nella seguente guisa . abcdsfg che ghkiljmnopqr<ysr suzv qx y th ph h.

In quel medesimo torno, o poco dopo M. Claudio Tolotnei, nongli parendo, tra stante cose , buono il pensier del Trissino, d'intro-durre i caratteri Greci nclst alfabeto Toscano, ritrovò un’altra manie-ra to-

lib* 4. pag.2.L9. Firen -xuol. Fros,Discacciam .delle letfer .pag* 32-8,