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Volume primo.
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410
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4 10 De' Comentarj Intorno Ali’Istoria

essa insino a T zuccherai , per ^Zucchero . £ finalmente , quantunque ingenerale fussero usati ne'versi gli articoli distinti dal segnacaso, odal-l’altre particelle, come de lo, a lo, ne lo , alcuni gli misero uniti colraddoppiamento della/, come dello, allò, nello; e l'uso doli? chefu frequentissimo, ebbe pure alcuno» che il rigettò..

Ma in queste cose l’ortografia del Bembo osservata religiosamentefino a gli ultimi anni dal secolo seguente, ora è andata quasi affattoin disuso: nè in Roma de’nostri amici valenti Letterati altri è oggirimalo, che Maiatesta Strinati , il qual giudichi tuttavia con quelladoversi scrivere : per esser morto i mesi passati il Barone Antonio Ca-saccio, che parimente fu sempre delj’istesso parere, come mostrano lesue Poesie date alle stampe; essendosi tutti gli altri applicati al salitouso contrario al Bembo, come forse al più proprio, e al più ragione-vole. Siccome altresì è ora quasi del tutto fermato Tufo del raddop-piar le lettere nelle voci composte , come avventura , innalzare, foâ-ducere, e simili; e negli avverbj accozzati di più voci, i quali vengo-no dall’Idioma Latino espressi con una sola parola ? come conciojstacht,perciocché, accanto , piuttosto, appresto, e altri siffatti; e in varie al-tre ragioni della Volgar Lingua, che soverchie sarebbero a riferirsi :benché non ci manchino di quei, che totalmente abboniscono questausanza, e negano di prestar fede al Vocabolario della Crusca unica no-stra guida, affermando, che Portografia degli antichi testi a penna ,che quivi si citano, sia alterata, e accomodata al gusto, ed arbitriodi quella Accademia: cosa invero fai si stima, perciocché ancor noi ab-biam veduti di que’resti , e gli troviamo conformi alle maniere nelVocabolario allegate: ancorché in quelle prime età, secondo che det-to abbiamo , incostante suste l’ortografia. Ma l’inganno di costoroprovviene dalla poca cognizione, che anno diquei testi, e altresì del-le regole della pronunzia, le quali, quando anche i testi antichi fus-sero di quella ortografia, che eglino vogliono, sarebbero ripugnanti,e contrarie al loro parere, variandosi il modo dello scrivere, secondoil modo del pronunziare, che corre di tempo in tempo : .come affer-mano tutti i Maestri dell’arte, e come conclude il Salvimi, dicendo(a) Awer- (a ) e basti in genere in questo luogo questa conclusione, che la scritturatim. Voi. i. alla ragione , diro cosi, dee quasi sempre la pronunzia anteporre senzalib;, cap.z, riguardo della derivazion delle voci, o del nascimento delle parole. Nè

pnrj>, eglino considerano altra cosa , che i testi stampati , i quali, non

pensano, che furono tutti nel secolo xvi. corretti, e ridotti ali'or-

tografia , che ciascun soprantendente di Stamperia di proprio capric-cio si prescriveva, come furono il Dolce, ilDomenichi, il Ruscelli,l’Atanagi , e parecchi altri innanzi , e dopo loro : il che però non

fecero alcuni più saggi , i quali o togliendo via P incostanza dell

ortografia de’proprj Autori * e quella riducendo al metodo più fre-quentemente usato nell’originale , diedero alle stampe i testi nel mo-do, che gli Autori gli avevano scritti; e così fece il Salviati nel ri-formare il Decamerone : o ricavando da più opere fedeli , e sinceredi quei tempi il vero ufo d' alcuna voce , che nel testo , che si* 1 *forma, rimanga dubbia, come fecero i Deputati del 73. nella rifor-ma dell’istesso Decamerone: o in altra leggittima guisa , e tale , cie