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Volume primo.
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413
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Della Volgar Poesia Voi. I. Lib. VI. 413

della quale non consiste in altro, che nel Tufo del punto fermo , de ìdue punti, e del sopraccennato segno. Egli è però vero, che anche inquesto secolo corse quache uso di virgola, e d’altri segni praticati dai Latini, ma con tanta varietà, e confusione, che stimiamo impossi-bile poterne tener ragione istericamente.

Nel xvi. poi coll’occasione, che moltissimi valenti Uomini diede-ro opera neli’antecedente allo studio, e alla diligente osservazione dellalingua Latina , siccome nelle scritture , che facevano in quella Lin-gua , eglino rimisero in pie la punteggiatura , e l'uso degli accentide’Latini, così quei, che Ravvisarono di rimettere in essere la Volgarlingua , e della Latina erano bene intesi , si presero cura d’ordinareanche ('ortografia Italiana. Il Bembo , sopra tutti, trai Letterati, eAldo Manucci il Vecchio (a) tra gli Stampatori tanto fecero intor- (&)Lod.Ddc.no a questa cosa , che la ridussero a perfezione . Vogliono alcuni , OJJerv.it. Ub.che il primo inventasse il puntocoma , e che il secondo mettesse in c ” e

uso la virgola , o coma , che vogliam chiamarla ; e il Bembo poi nel puntaredi essa si servisse per formar l’apostrofo ( b ) ma comunque ciò siasi , jV G - g Vct ^quanto al puntocoma , e’dovette non essere in uso prima del Beni- \ or \ mo s, dibo, imperocché si osserva, che Rinaldo Corso , il quale scrisse i puntar.cap.z.suoi Fondamenti del parlar Toscano non guari dopo, che il Bem- sopì. 3. b.ebo aveva incominciato ad aggiustare le cose della lingua Volgare , cap. 3. fogl.tra le figure del puntare, non mette il puntocoma ( c) segno eviden- 4- »te, che non doveva per anco essersi steso da per tutto Fuso di quello; ( c ) Vedilli~.e nè in quel suo libro , che noi abbiamo di stampa di Venezia per nal.Cor/.Comin da Trino 1549. in forma 8. nè in quello delle Regole Grama-*^.\ ar rsjs r *sleali del Fortunio, che fu stampato prima , che il Bembo desse suo- °> c 't°* • 9 .ti le sue Prose intorno alla Lingua , si truova usato in modo alcunoil predetto segno , secondo che dimostra la nostra copia , benché siadella ristampa di Venezia per Francesco Bindoni 155:0. dal che si ca-va , che i loro autori non lo adoperavano ; e gli stampatori , avve-gnaché potessero averlo tra gli altri caratteri della stampa , non 1'avevano ancora messo in commerzio , e non 1’ adoperavano , se nonche là, dove il truovavano usato negli originali delle scritture.

Molti molte cose scrissero in tal proposito ; c l’ortografia del pun-tare aumentarono in questo secolo del punto interrogativo, dell’am-mirativo, e d’altri segni; e varie furono le opinioni, che tennero inordine al loro uso : ma perché assai dura, e rincrescevo! cosa sarebbeminutamente di tutto ciò favellare, conchiuderemo, che non ostan-te qualunque variazione-, nel secolo xvn. e anche a dì nostri l’orto-grafia de’punti usata dal Bembo , é stata, ed è la più frequentata; epasseremo a dir qualche cosa intorno a gli accenti , i quali venneronel medesimo secolo x v 1. ritrovati, o almeno con deliberata, e fer-ma ragione messi in opera nelle scritture.

Due furono gli accenti , che s’introdussero , cioè 1 ’acuto , ed il (d) Vedidìgrave (d) il primo per distinguere le sillabe lunghe dalle brevi ; e questa mate-qualora si scriveva (il che seguiva molto di rado) facevasi , ponen da. Gie.v r et-dolo alla destra sopra la vocale, a cui conveniva, come Amore , v\- tor - moti 'dero , ossèquio , tèmpo ; e simili , avendo per necessità ogni voce una di puntar.sillaba lunga, che la regge: il secondo per soprapporre alle voci iron- e 10 "

Cresc. Jfi. Folg. Poesia. Tom.I. D d 3 che