Della Volgar Poesia. Piai.Il rz
intelletto , per deboli » che sieno , possono sostenerlo; come è quel-la : che la nostra effeminacezza a gii avversi casi porge rimedio colpianto ; equeìla che il senso- non si pasce, che di cose fisiche » e quel-la : che al concupiscibile appetito- si soddisfaccia con' equivalente og-getto ; c finalmente quella : che l’abico si converte in natura . Maali’ incontro si dee considerare , come sieno stati si fatti concetti, esentenze ornati ,- e abbelliti dall’Autore dentro- i limiti dell’umile;mentre , avvegnaché sia propria per lo più la locuzione , e le paroleveramente la cosa signoreggino ,, non vi mancano de’ traslati , edelle metafore * ma piane ,- e usuali ,, come’ spaz.io per tempo,- farcol pianto un fiume , per pianger lungo tratto ,, nodrìrfi del' lume perrimirare , e por freno al pianto ,. per lasciar di piangere . Anzi nellaparte della metafora è stato in questo Sonetto avvertitissimo il Co-stanzo , il quale per conseguir con maggior certezza il fine dell’umi-le prescrittosi, à voluto , la prima metafora , che coll’iperbole do-veva esser congiunta la quale conviene al sublime , temperarla col-la sproporzione , e soprabbondanza , che abbassa’ ('iperbole alla frigi-dezza secondo il Falereo dove del frigido ragiona j, dicendo , che:avrebbon fatto
Fiume maggior del Reno, e dell’Ibero,il che fu osservato in prima dal Petrarca, nel Sonetto , I piansi v orcanto , dTc..
Ond’e ’ suol trar di lagrime tal fiume ,
Per accorciar del mio viver la tela,
Che non pur ponte, o guado, o remo, o vela:'
Ada scampar non potremmi ale,, ne piume.
Si prof ond’era , e di si larga venali pianger mio, e sì lunge la riva,
Cb'1Raggiungeva col penserò appena.
Ora riflettete assalire circostanze ; e vedere,, come a i periodi non fi-stia alcuna circolazione oltre i due versi; névi si legga alcuna entra-ta d’uno in altro verso , che rompa l’armonia del medesimo verso,fuor solamente quelle del primo nel secondo . Io non spero veder pertanto spazio, e dei duodecimo, nel decimoterzo. Nosravifia avvez .--zza ali’aria del bel viso. Quando,, siccome fu detto l’altr’ìeri , secon-do il parer del Tasso, lo stil sublime raggnippa- fino a tre , e quattroversi Di concorsi di vocali ce n’à alciani , ma tanto agevoli , cheniuna pienezza , o durezza costituiscono; e per ciò li dobbiam ripu-tare come s’e’ non ci fossero nel che di- non minore- avvertenzadee lodarsi il Costanzo ;. mentre per altro nel nostro idioma, tuttoin vocali terminante , è difficile molto , per non- dire impossibile ,, ilfar componimento senza tali concorsi . Ci sono poi parecchi amplia-zioni sopprabbondevoli , e ridondanti , le quali rendono umile lo sti-le , come nuovo ,- e disusato ; Reno , e Ibero ; viso bello , almo ,, e se-reno ,, c finalmente fugge , odia , e difprez.z.a Né il numero o perpisi acconciamente dire al nostro proposito , l’armonia ,• si allontanapunto' dall’ umiltà ,, riconoi’cendósi dolcissima e pianissima, e perniuna amarezza,, o durezza sconsolata; e oltre acciò dalla posposizio-ne- de. gli avversi)' r ed aggiunti:, o loro- collocazione in desinenza di
B- 4 verso».