Della Volgar Poesia. Diasi IV. 49
îa prima , ancorché , come abbiam detto , il Greco idioma ti a piùpieno-, die non è il notilo Toscano , e più copioso , ed esprimen-te ; c le sue voci sieno per <se bastevoli ad ispiegare le cose senzacircoscrizione ; nondimeno , siccome a i tanni Poeti ,non s si disdis-se P imitazione de' Greci in questa prore , benché la lor lingua men' perfetta , diciam cosi , ella soste della Greca j* e colla diligenza , ccollo studio , e coll’ accuratezza , e con qualche fatica di più egli-no si fecero conoscere non indegni seguaci della Greca Poesia , co-sì io stimo , che noi col nostro idioma adoperar 'postiamo ; ,nè anoi maggior fatica, che a’ Latini farà [necessaria.; discettandosi lanostra lingua forse tnen , che la loro , dalla Greca , per .conto de-gli articoli , che mancano a i Latini ; ed avendo anche noi ampia
copia di vocaboli : anzi per esser la nostra lingua viva , si può og-gi in essa più scherzare , che nella Latina „ per accostarsi ali' abbon-
devolezza , e alla espressione della Greca . E che tal mio sentimen-
to. non sia alieno dal vero., apertamente il dimostrano le mentova-te traduzioni del nostro Custode , nelle quali ( come anche voi con-siderata avete ) la Toscana favella adopera quanto la Greca nel Te-sto. -Circa il vestir le cose , cioè renderle sensibili , dipendendo ciòdal maneggio delle figure , e particolarmente della metafora , non'può esser’ anche in questa parte da noi imitabile il compor de’ Gre-ci ... Ma la difficoltà ella è grande noli’ uso di sì fatto vestimentoperché nè poco, nè troppo frequente , ma molto discreto egli es-ser debbe , siccome reggiamo aver fatto Pindaro nelle sue Odi vrendendo la penuria poco magnifico lo siile , e la frequenza assaioscuro il componimento ; e oltre a ciò il soverchio .uso.,, quanto ac-cresce di gagliardia allo stile , tanto scema.di diletto in chi 1’ ode.,essendo la varietà quella , che piace in iurte le cose ; e perciò reg-giamo , che la troppa dolcezza di-Ciaudiano , o per meglio dire , lacontinua , senza’niuna durezza., -nè amarezza., nè rompimento, nonè meno noiosa, .e rinctescevole di quello,, che siasi il troppo,, ,ccontinuo rompimento , e 1’ asprezza di Lucrezia . Or passiamo allaverità de’ concetti , colla quale poetarono i Greci . Di due sorteio considero tal -verità 1’ una si è , che le cose , delle quali i con-cetti sono immagini , sieno vere., e propriamente si rappresentino aPalerà, che elleno vere sieno ,, ma poeticamente si parlino. Eg~ Spie-gatevi meglio . Aris. Il dire Pàllide ,è bella , .perché à i capelli bion-di , gli occhi neri , le labbra vermiglie , .egli è.cosa vera propria-mente rappresentata . Ma se diremo : ne gli occhi di Pàllide Amo-re à il suo trono : le sue chiome sono oro, finissimo ; .nel vermigli©Ilio labbro scherza la grazia , verremo a rappresentare ugualmente laverità della bellezza di Fillide , ma poeticamenteCon ambedue idetti modi di rappresentare il vero., ancorché il secondo s’ accostipiù al .metafisico , che al fisico , poetarono i Greci : ma.però contale avvertenza , che , se ciò , che parlavano , era ad istoria appar-tenente, come il lodar gli Eroi., più «'attenevano.al primo , se a ve-ri simil finzione , come il parlar di cose amorose., più il secondo fa-vorivano : il ©he manifestamente riconoschiamo dalla lezione di Pin-[ darò,, e d’Aracreante.. E ^perche .ambedue queste maniere sono fami-, Crefc, ]j}, poi^, poesia, Tgm.F Z D gita-