(n) Bmedetito M.enx,ini
58 Della Bellezza 1 -
trai, i quali sono modi per certo e di molta grazia , e splendore n-pieni, e altresì ad ogni intelligenza adattaci. Eg. Ma che cosa è marquella maniera di dire stranissima: che affai dolci, e gioconde mi fa-rebbe i tormentie l’aspre peneì A me rassembra, anzi fallo , e forzadi rima, che altro; perché Vaggettivo gioconde, che è femminile , malsi conviene a tormenti. sostantivo maschile, il quale gli sta più vicino,,che il sostantivo femminile dipese. Ale. Scusatemi Egina: egli è affigu-rato modo di direte molto grazioso riputato viene.dal nostro dottisi!-' mo {a) Euganio Libaste nella sua Poetica,, ove se ne leggono altri esem-pi, se ben mi ricorda. Eg.Mi avete tolta d’un grande impaccio .. Ale.,Seguiterò adunque, il mio ragionare. Eg. A vostro comodo.• Ale. Ma-ravigliosa poi è la dimora dentro i limiti del moderato, che in que-sta parte à fatta il Costanzo , la quale è tanta, che a gran fatica iostimo,,che altra maggiore posta trovarsene: perciocché qualunque cir-costanza, al sublime, e all’umile troppo inchinata, è invocata, e cor-retta da contraria, ed: opposta negligenza. ^^Contentatevi di mo-strarmele . Ale. Riguardare in prima il sito delle voci né versi , le qua-li, perché coll’artifiziosissima collocazione non rendano i versi trop-po pieni, e sublimi, come certamente farebbero,, vengono scelte sen-za dittonghi di gran momento,, e accompagnate in guisa, die i versida molti concorsi di vocali simili non sieno ingranditi, e fendutimagnifici: ma non però sono da quegli abbandonati affatto, essendo--cene due nel fecondo quadernario. Passate poi alla costruzione de’pe-riodi, il circolamento de’quali, che tenderebbe.al sublime, si correg-ge dal giudizio di metter la coma in sin del verso , e non lasciarvialcuna voce, che abbia.necessario bisogno della compagnia di quel-le, colle quali incomincia il verso seguente; e oltre acciò da più du-plicazioni d’ epiteti, come dolci , e gioconde, ed alme , e serene, che,,come dicemmo nel secondo ragionamento , più. ali’umile si conven-gono.. Considerate inoltre le collisioni, che non tolgono a i versi ladolcezza, e la grazia, desiderate dalla.moderata idea , e impedisconoloro nel tempo-stesso l’alzarsi ai sublime, e il cader nessi umile ; e fi-nalmente vedete la pienae graziosa armonia, o numero del secon-do, del terzo, del quarto, e de! sesto de’versi di questa parte, cor-retta colla poca, e sgraziata dei primo, e del quinto,,e coll’infinitosostantivato del verbo penare posto in rima nel settimo ; e la troppapienezza delle, desinenze in onde,, e in ostri, snervata colla poca dell’altre-in ene,.e in are; e la molta dolcezza del primo verso inasprita'dalla dura unisonanza in ei , e in ai, Io sperarci chiassai;-, come al-P incontro la troppa: asprezza del sesto raddolcita colla leggiadria de>-P altra in or, e, in ir , il dolor dei martir . Ma tempo è ornai di farpassaggio alla terza parte consistente nei secondo terzetto , il qualeviene abbracciato dal!’umile idea .. Il soggetto di questa parte è ac-concissimo per P umiltà: non estendo egli altro, che il luogo, dovealbergar dovevano P Autore >.• e la sua Donna nel!’Inferno .-I concet-ti,. che ce lo rappresentano, piani, e bassi sono, ma non già vili; ele voci, che ce gli (piegano, tutte proprie, e da niuna metafora, otransazione abbellite.. Non c’è, che un semplice concorso di vocali,ma il men sonoro, e più gracile, che si ritrovi, cioè della lettera /»,
che.