Della Volgar Poesia. DiaLV.
'stia figura corporea. Ma perché, come si è veduto, i! Costanzo eramorto interamente nel suo' amore, dappoiché 1 anima sua per lui nonadoperava ne in lui, che aveva abbandonato, né nella Donna ama-ta, ove si ritrovava ; però si maraviglia, che quella non conosca 1’errore, e non ritorni al suo corpo ; e sdegnando l’ingrato oggetto-,non faccia il medesimo corpo risuscitare : perciocché lo sdegno sola-mente è quello, che fa risorgere il morto amante. E che per vero lamorte sia del corpo, e Perrore deil-anima, vien dimostrato dallo stes-so Costanzo, il quale in parlando deformerai cagionati dall’ ingrati-tudine desia D'onna, tutti li considera in se stesso, e non già nel fant-ina : Tti mi condanni a paffar di mia vita in tanti affanni Ottobreomai, &'c, E che quanto io pik pianga , e più languisca &c. Or se perme pietade in tutto è morta &e. ma parlando - del settore, egli lo rife-risce ali’anima, e non a se? Che l’alma accorta dell’ error suo. Ger.Ma se Pannila delPamante, che è morto totalmente, non è, sicco-me voi dite, quella cosa, che discacciata viene dall’oggetto amato,come mai può stare unita con quello, il quale rilega- di corrisponde-re? e che fa quivi, non adoperando per mantenere in vita P auratooggetto, il quale à la sua propria anima, nè per benefizio del corpodell'amante , il quale è morto totalmente ì Eg.- Che stia tal’animanel!’oggetto amato , none da dubitarsi ; imperocché vi passa nelsistesso momento , che si comincia’ad amare ; e quivi star debbe : men-tre non dimorando nel proprio corpo , se non dimorasse in quellodell’amato, altro non porrebbe dirsi, se non che stesse in aria: il chenon sustìsse, né meno fecondo le teoriche dell’amore ; e quando mai'sussistesse, nulla potrebbe Fanima operare, per conseguire il suo fi-ne , cioè Pacquisto della corrispondenza, e conseguentemente nonpotrebbe mai accorgersi dell’errore, del quale dice il Costanzo, chel’anima sua già fi era accorta. NelPoggetto amato poi, sebbene fi-rn il’anima non opera per mantenere in vita P istesso oggetto, neperbenefizio del corpo desi’amante ; nondimeno opera per se medesima,e per suo benefizio, movendo nel!’oggetto pensieri riflessivi e al suomerito, e alla sua lunga servitù, e a cose simili, mercé delle qualipossa sperare, eira soggetto amato si renda, e le corrisponda: il chealtramente mai non avverrebbe ; non potendo mai s anima propriadelsamato, che sprezza samante, farqussto movimento, che è quel-lo, per' cui bene spesso dopo lungo dispregio, e lunga ripugnanza av-viene, che s amato si renda, o corrisponda. Ma perché s anima delPoeta nel corso di sette anni, e nella più florida gioventù , e virili-tà di lui usando tutti i modi, e stratagemmi più efficaci, non ave-va acquistato nulla appresso la Donna amata, e di più mancava!e lasperanza di vincere, non restandole che più rappresentare, e interpor-re; però is Poeta si maraviglia, che quel la accorta finalmente del fer-rose non si disunisca le non se ne ritorni al suo corpo . E per veri-tà ella era troppo 1 accecata ; ma debbesi compatire , perché nelsamo-rofe cose tale è la forza d’Amore , che quanto men conseguiamo,tanto più desideriamo ; e la speranza in guisa ci lusinga, che tantopiù ci fa creder vicino il godimento, quanto più Io rimiriamo forn-iano; oltre acche-essendo s anima: costretta ad amare dal Destino»
siccome