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Volume sesto.
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107
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Bella Volgar Poesia. BiaLVL 107

<to Suste degli spettatori., nauseatiti ugualmente la vilrà delle cole Co-miche, e la gravità.delle Tragiche, Tinventor dé’Drammi unì l’una,

-e l’altra in essi, mettendo praticacon mostruosità .non più udita traRe, ed Eroi, ed altri illustri .-Personaggi-, e Buffoni , e Servi, e vi-lissimi uomini. Questo guazzabuglio di personaggi fu cagione.del to-tal guastamente delle regole Poetiche, le quali andarono di tal ma-niera in diltrfo, che né meno si riguardò più alla locuzione ; sta qua-le, costretta a servire alla musica, perde la sua purità , e si riempied’idiotisrni. Fu tralasciato il maneggio regolato delle figure, die no-bilit ano l'orazione, che si restnnie per lo più dentro i termini del•parlar proprio, e fativi gli ayc, .il quale è più adattato per la musica ;

• e finalmente il legame di quei piccoli metri , appellati volgarmenteAriette, che a larga mano si spargevano perle scene, e la strabocche-vole improprietà di fare altrui parlar cantando , tolsero affatto da icomponimenti la forza degli affetti, e l’artifizio di muovergli negliascoltanti. Su’l modello de’Drammi il medesimo Cicognini fabbricòanche le Commedie in prosa, ile quali presero tal.piede ne’Teatri ,che ridussero alfine l’Artc ìstrionica a conversar colla più,vil plebe perle botteghe, e per le piazze. Crebbe grandemente questa disavven-tura per tutta Tltal-ia .per ilo corso di quaranta, e più anni-, me’quali*i Musici successori de gi’Istrioni con assai più fortuna, che quei nonebbero, guadagnarono incressibil favore, e grazia, e ricchezze ; maalla fine, siccome intorno alle altre cose Poetiche, così rispetto aqueste, pare oggimai > che !'Italia incominci ad aprir gli occhi, e aconoscere il poco utile, che le proviene dall’aver tralasciata T anticastrada; e benché non abbia.ancora.richiamata la vera Comica; non-dimeno , di due mali eleggendo il minore , il mostruoso stroppiamen-to praticato finora à ella corretto in molte cose, proccurando alme ( a Jno di tessete i Drammi in tutto nobili, e senza buffonerie, come-og e /, \ a V d â tgi si pratica ne’ Teatri di Vinegia; e di lasciar ne’recitativi qualche K Z eno. ^° ° *luogo agli affetti, col diminuire la soverchia quantità delle ariette: nel ( c )'ilp.D.che il nostro [a] Osino già defunto,, e I’ eruditissimo [ fi] Emaro , Filippo Me-che abbiam con estonoi, anno .principal men re cooperato ; e però loro relli.è dovuta principalmente la lode. In Roma poi abbiam veduto ritor- (d) silvi»nar la Tragedia; e comedie sfornita di musica,-, e ripiena di lutto .Stampella.ognun fa quanto sia stata onorata, ed applaudita da tutta Roma, al- ^ e J 11 c °-lorcbè su’l Teatro del nobil Collegio dementino comparve lo Siili ì ?l u .['Z- ’

cone, e le altre Tragedie trasportate dal •Franzese dal genti isfimo S‘- ,- ' Cjt0 ' / iw .”lerò [e]. Ma più., che ad ogni altro, li dee -I onore d aver ritornalo n asimil buon gusto in Jtalia al -nostro-inclito acclamato .'Cr.rteo , Auto {§/il Dott.re della nobilissima Pastorale dell 'Amore Eroico tra i Pastori , .il quali Giacomo Si-è stato il primo, che abbia .ripigliate le anti,he regole, introducen nìba'di.do in essa i cori, e varie altre appartenenze della buona Comica-. Eg. (h) PietroCon questo vostro discorso in sostanza avete condannati tui ti i Di am Antoni» Ber-mi. Z>,?. Io per me non solo.non ne ò condannato alcuno ; ma con "? rden ‘-fesso con libertà, che non poco gojo nell’aicottargli ; e spezialmen e (l / Carll>B,mquei de’ nostri Compastori Paianone [d] Tinnito .[e] Nardilo [/] ° *"

Panopo [,?] Cromiro [fi] Metisto [t] e -Amaranto [fi], i quali mi ( ^ ) airola-Pâìsllo aliai migliori di tutti gli altri, ,-che ò aicoltatic dico bene , moGigli .

che