Delia Volgar Poesia. Dial.VII. 117
La Sede vendicar , fi cioè non refiDi chi l'occupi un sì potente Impero ,
E voto ultimo fu de'nostri gestiLa Grecia al grembo rivocar di Piero ,
Lei contumace da'mortali inganniLiberando in un tempo , e d/t’Tiranni .e questo aprimento d’ intenzione è la sostanza dell' azione ,, che siprende a cantare ; laonde non già rimocamente , o ab ovo , comesool dirsi , è incominciato il Poema; ma dalla sostanza , e dal primcipio prossimo, come irremissibilmente si debbe fare, acciocché quel-la Donna , che dice Orazio esser la Poesia , non sia senza testa , ola testa non abbia nel petto . L’ incominciar poi ab ovo è quello ,che si fa da principio amatissimo , come seguirebbe se taluno , verbigrazia, volendo cantar della guerra Troiana cagionata dal rapimen-to d Elena, incominciasse dall’uovo , dal quale Elena nacque , che èPesempio recato da Orazio , e donde è derivato il proverbio antedet-to ; e questo modo senza fallo è vizioso, e biasimevole, come alienodal 1' azione , che dee imitarsi ; ed allora sarebbe stato tale il Poemadel nostro Lacone, quando egli avesse incominciato col passaggio de'^Latini in Grecia , o coll’ unione della Lega.per detto passaggio , ocolla promessa dsssacio'di riunir la Chiesa Greca colla Latina . Madi queste cose, e di molte altre precedute si ragiona perturbatamen-te dentro il Poema; e, come ò detto, si traggono da esse anche mos-ti epifodj. Egli è ben vero, che in leggendo le prime stanze dell’ in-troduzione , ove si dà contezza dello stato del Mondo , e de’ gover-natori di esso in que*tempi, chi non legge con avvertenza , giudicail principio, come voi giudicato avete.- ma,per verità sì fatto giudi-zio è poco amorevole; e la cosa debbe considerarsi altramente ; men-tre [tralascio, che quell’introduzione a gran .pena occupa tre stanze^
1’ Istorie , che vi si narrano , sono i fondamenti di tutta P azione,senza i quali era impossibile, far principio da essere inteso: massima-mente che si trattava d’un’ Istoria, la quale , comedie nota, non ènotissima , né tale, che da ogn’uno a prima faccia possa riconoscer-si. Ma quando mai ogni ragione venisse meno ,, basterebbe solamen-te dite, che trattandosi di guerra tra Cristiani, era necessario di por-re in faccia la giustizia di essa, così richiedendo la Religione, comesassi in dette stanze, nelle quasi si epiloga il pessimo stato delle cat-toliche cose, non pure in Terra Santa , ma tra i Greci , mercé colàde’Turchi , e qua degli Scismatici ; il che , siccome.fa veder dotatodi molta prudenza il Poeta, così non dee per conto alcuno biasimar-si, ancorché per altro non solfe necessario . Passiamo ora alla terzacircostanza , cioè alla grandezza quantitativa , la quale non menodelle due precedenti è necessaria per la perfezione dellafavola. In-dugiate alquanto, perché non sò ancora capire , come possa il Poeta ^confonder ristoriate dir dappoi quello, che prima, -e dir prima quel,che dappoi è seguito. Nit. Se le ragioni, che avete ascoltate, non vi ■bastano, rammentate, Egina, la figura detta anacronismo , e con essaconfermando la mia opinione, potrete ben persuadervi : imperciocchéella contiene in se un de’modi d'alcerare , e peravventura il più strano,'Creste. Ist. Vstlg, Poesia. Tom. KI, H z facen-