Gio: Mario Crefcimbeni* zi $
lettere l pose ogni cura in farlo istruire da ottimi Precettori , chefebben questi in ogni tempo son rari» pure allor Macerata provvedu-ta era d’un Sacerdote assai dotto gramatico » chiamato FrancescoGioannangeli Maceratese» sotto cui felicemente apprese il fanciulloGio: Mario i gramaiicali principi* Intanto Panno 1674. ad istanza 1674*del suddetto Anton Francesco suo Zio mandato dal Padre in Roma»in tutto quel tempo » che vi dimorò » fu dato dal Zio stesso in curaad un Prete Francese » sotto il quale non molto s’approfittò il 1 figliuo-lo» dotato per altro» come abbiam detto » di rarissima indole . I/an- ,no poi 1675. anno del Giubileo » che Santo si appella » si trasferirò- I67J.no in Roma i di lui Genitori » i quali poscia nel ritorno » che fece-ro in Patria » condussero seco il figliuolo » consigliati così dal loroaffetto; colà ricondotto » fu da! Genitore alla educazione » ed istitu-zione de’Padri della Compagnia di Gesù grandemente raccomanda-to; ed in vero tanti progressi in breve tempo- fece nelle loro scuole»che alte speranze ne concepirono. E queste maggiormente crebbero»quando Tanno 1676. per buona sorte della gioventù Maceratese ginn- 1676»se in quella Città il celebrarfssimo Padre Carlo- d’Aquino della me-desima Compagnia per insegnar Rettorica. Sotto sì gran Maestro»atto a coltivare gli elevati ingegni » tanto si avanzò il GiovanettoCrefcimbeni » che sopra gli altri suoi coetanei se conoscere il suovalore in ogni genere di Componimenti» e particolarmente ne* poe-tici . Imperciocché » non- solo si esercitò in compor versi di poco òniun momento , come per lo più far sogliono gli scolari » ma confelice ardimento sollevando l'ingegno suo a soggetti maggiori» com-pose una Tragedia ad imitazione di Seneca» cioè della Ruina di Da-rlo Ré de’Persi; TEsemplare di cui » ancorché fosse immaturo partodelTingegnoso discepolo» ma per altro maraviglioso, perche superio-re alle forze delPetà sua» il Precettore stesso appressodi se lo volle nelipartir» che fece Tanno dopo per Siena» colà pur mandato a dar pre-cetti rettorie! . In oltre in quella stessa età il fervoroso Giovane perla natural facilità, clTaveva in verseggiare» si pose al Taira impresa ditrasportare in versi volgari la Farsaglia di Lucano » due libri di cuifelicemente tradusse, non senza maraviglia di chili lesse; dovendosi alui perciò la gloria Tessere stato il primo a tradur quella in ottavarima , quando il P. Gabbriello Meloncelli Barnabica pensava fosse ase stesso dovuta» come egli confessa nella lettera ai Lettori della stes-sa sua traduzione» con dire ; Ta mi azzardai a quefFardua impresasul supposta d’estere stato il primo » che ridusse in ottava rima una taleopera ; ma Terud.iz.ione dell*Abate Gio. Tifar io Crefcimbeni , gran lumedella, nostra Arcadia , mi ha finalmente disingannato Quindi fin d” 167A.allora l’Accademia de’ Disposti di Jesi stimossi grandemente onorataper essere stata la prima ad ascrivere tra suoi Accademici sì pellegri-no ingegno. Or quantunque allora fosse nelle umane lettere sufficien-temente erudito , ed esercitato » sicché ad altri sembrasse non aver,più d’uopo di Maestro; egli però soggiacer volle per più lungo tem-po a gli altrui insegnamenti .. Trovavasi allora in Macerata NiccolòAntonio Raffaelli» uomo per nobiltà» e dottrina illustre; a lui dun-que ponessi per lo spazio Tono mesi il Crefcimbeni avido d’ ascol-
O 4 tarlo»