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Volume sesto.
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232
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LZL Vita Dell’Arciprete

Tom. 2. deltaSi or. di Sala-ria in Cos-sned.pag, 128.

1699.

lei6, potdie per la morte del detto suo Zio conseguì una mediocf#eredità , e così, libero da ogni impaccio, potè proseguisele sue fatTche iti prò della volgar Poesia ,. e il suo bel genio in promuovere gliavvanzamemi d’Areadia. Ma pure mentre la sua mira era a questaunicamente rivolta, si diede occasione di far ben presto inaridire ilBosco Panasi©, che allora gloriosamente,- come abbiam detto fiori-va ne gli Orci Farnesiani. Nacque il caso fatale dalla recita d’ alcu-ni versi , la interpretazione de’quali andava a ferire il suddetto Gui-di, ancorché egli modestissimo dissimulasse il colpo, e gli Arcadifossero pronti a darne soddisfazione, per non perdere la continuazio-ne delle grazie del Serenissimo Duca di Parma ; ma il Ministro diquesti sì^akamente ne prese sdegno , che noja vi fu modo a soddisfa-re ali' Estesa ; perlochè volontariamente abbandonarono gli Arcadiquel nobile, ed ameno soggiorno, forzaci sol tanto a lasciarvi le in-colte/ e derelitte Leggi, non tanto per memoria de’ricevuti favori ,quanto, per singolare lor gloria ; imperciocché avendole essi richiestedopo alcuni anni per trasportarle nel BoscaBarrafiq, piantato, comesi dirà appresso, dalla munificenza del Principe, Rufpoli sull’Aventino,l’Altezza Serenissima di Parma non volle concederle , pregiandosi diserbare ne gli Orti suoi questo monumento. Così appunto fi protestòin una sua lettera scritta su questo affare al Marchese Ignazdo de San-ctis suo Ministro in Roma, nella quale si leggono queste stesse paro-le : -Non crediamo , ne che a Noi fi a lecito di privarci di una sì ri-guardevole tefiimonianz.a\ ni che in do. fia per insistere il Signor Prin-cipe Ru/poli , il quale dovrà at}ù godere della stima , che da Noi vienfatta di quella erudita -Adunanz-a , la quale da lui pure è tenuta in sìgran pregio . Tanto poi manca , che la Ragunanza perdesse di stima,presso sua Altezza.

Non per questo però lungamente atidorono qnà , e là raminghi ve vagabondi gli Arcadi Pastori , come forse taluno avrebbe voluto;imperciocché Don Anton Maria Salviati Duca di Giuliano egual-mente nobile , che cortese die loro accoglimento in una parte delGiardino accanto al magnifico-suo Palagio sulla via, detta della Lun-gara , a pie del Granicolo ; ivi condusse gli amici Pastori , e quelsuolo diede egli loro in uso; sicché fra poco sorgervi si vide un Tea-tro in forma ovale, in cui la semplicità pastorale emulava il fasto si-gnorile . Scavato tutto sul sodo terreno nel dorso della Collina , enella parte superiore era elevato per la metà della circonferenza , edistinto in tre gradini di pietra,. per sedervi assai comodi ; poscia nel-rinferiore per il restante della circonferenza da un solo grado era cir-condato ; dimodocchè fabbricato questo nuovo Teatro sulle pendicidel Colle* allorché dà numeroso popolo era occupato , vago prospet-to a i riguardanti rendeva.

Posta ivi la lor sede gli Arcadi vi portarono i loro letterari eser-cizi; pe’quali la lor fama ogn’ora più divulgavasi per nobili Città d’Italia, tra le quali Ferrara non inferiore ad alcun’altra nella coltura'delle buone lettere, ansiosa di regolarsi colle leggi della Romana Ar-cadia, ebbe la Colonia, dalla Città stessa Ferrarese chiamata. A mi-sura poi de’progressi della nuova Adunanza crescevano maggjotuiencc'

le fa-