LZ4 Vita DeîFArciprete
Pubbliche dimostrazioni ancora di stima, e di affetto a lui fecer®in Firenze, ed in Siena i nobili, ed eruditi Uomini , con fargli be-ne spesso corona nelle conversazioni, e corteggio per la Città, riguar-dandolo, come ristoratore delle Toscane lettere - Tra tanti onori unsolo a lui restò di conseguire in Firenze , cioè di fare ossequio a iSerenissimi Principi, siccome egli grandemente bramava, e il sudder-» to Buonarroti a rutto suo potere proccurava v ma per Passenza de*medesimi dalla Città,ed anco per la indisposizione del Cr-efcimbeniistesso, rimase di tanto onor privo ; sebbene su egli a i Serenissimidi Toscana per fama-noto, e molto-caro per le opere sue » d’alcuna-,delle quali avea già fatto lor dono.
Tornato poi felicemente in Roma non mancarongli nuove oc-casioni per far maggiormente esercitare il suo vivace ingegno, e ren-dere sempre più famosa la nostra Adunanza - Faceva allora sua dimo-ra in Roma la gran Regina Maria Ca firn ira , vedova di Gio: III. in-vittissimo Ile di Polonia ; Fumile Arcadia per dar qualche dimostra-zione di gaudio nel!'arrivo della Real Dorma , ordì ben presto unaCorona di poetiche lodi, e nel di lei proprio Palagio con gran festa»,e giubilo gite la offerse ; mercé della industria , e sollecitudine delCustode Al se si beo , che la Corona stessa promosse » e col suo Corona-le Sonetto aprì largo campo a i nobili ingegni di poter tessere ampie »eccelse lodi alla Regina - Ebbe poi Ella tal pregio » c stima della no-stra Adunanza , che riputò cosa ben degna della grandezza delPanii-mo suo- il compiacersi d’esservi annoverata» siccome avvenne , allor-ché con incredibile applauso da tutto il Cero fu altamente acclama--ta, e distinta col nome pastorale d’Amirisca Telea - Quindi al Cre-scimbeni grande onore soggiunse» quando egli in compagnia di duenobilissimi Cavalieri, i quali furono il- Conte Carlo Errico San Mar-tino Piemontese, e il Conte Orazio d’Elci Sanese , presentò alla Re-gina stessa la di lei Acclamazione in Arcadia ; da essa con tal gradi-mento ricevuta , che no» isdegnò di riconoscere per grazia singolare-ciò, ch’era tutto vantaggio-, e somma gloria dell’Adunanza.
Î700». Erano già tre anni , che aveva pronta per le stampe Fopera soprac-cennata della Bellezza della, volgar Poesia; E. grandemente era dallaletteraria Repubblica aspettata - Fin qui differì egli di pubblicarla ; fi-se nonavesse perciò avuto impulsoda’suoi amici, non si sarebbe forseindotto a porla in vista- Pubblicala egli adunque, e la indirizzò ali”Eminentissimo Cardinale Pietro Ottoboni », Principe delle buone let-tere ornatissimo » e gran Protettore de’ letterati .. Già di sopra di-cemmo qual motivo , ed occasione avesse il Crescimbeni dintrapren-dere , e condurre asine questa opera; qui non altro soggiungerò»,che il metodo , e Bordine, che tenne m lavorarla ., Egli la stese inDialoghi per non comparire in està , come Maestro, ma come fami-liarissimo amico, poiché, quando la produsse,. non ebbe altra mira»che disporre il suo parere a gli amici della letteraria conversazione -La divise altresì in otto Dialoghi» considerando nel primo le bellez-ze della Lirica, Poesia nel carattere sublime, nel secondo quel le nel.ca»-rartere umile, nel terzo quelle nel carattere moderato» nel quarto trat-ta delia imitazione, e del concorso delle idee, nel quinto della Tragjf-
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