Band 
Volume sesto.
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241
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Gio: Mario Crescimbeni. *4 1

re la.-suddetta traduzione , e da esso felicemente compita nril’oziodelie vacanze autunnali, e dedicata allo (lesto Pontefice. Qui però èssa sapersi che questa stessa traduzione fu molto prima tentata, e inco-minciata da un certo Capaccio. Scrisse questi un librod’Apologhi inversi volgari , tra quali molti del detto Baldi si trovano , ma in talguisa confusi con quelli d’altri, che sembrano d’un istesso Aurore, (eb-ber, egli confessa d’averne tolti dal Baldi ; ma gli ha nascosti con ta-le artificio, che fa credere suoi così quelli del Baldi, comegli altrui.Ciò però non toglie niente al Crescimbeni di gloria, anzi molto piùgli si accresce; imperciocché s’akri cominciò l'opera, egli la ripigliò,e le diede il suo compimento ; e se altri se l’appropriò, come sua,egli la palésò come altrui parto , contento solamente d’averla vestitadi versi, e di rime, ed’averciò fatto a giudizio dedotti con maggiorfelicità del Capaccio , il quale nella sua traduzione troppo si è allar-gato, nelle Rime è molto scarso, e nella locuzione poco pulito; do-vecchè il Crescimbeni si è contenuto con brevità di parole,, con sen-timenti arguti, si è obbligam alle Rime, e nello stile è purgatissimo;tale è il giudizio , che di lui fece il sopraccennato Malatesta Strina-ti , nostro chiarissimo Arcade, in una sua lettera posta in fine de gliflessi Apologhi; a i quali egli aggiunse Immoralità in prosa , fatteposcia leggiadramente in versi dallo stesso Crescimbeni, come si veg-gono nella terza edizione delle sue Rime per tutto il Libro quin-to . La flessa traduzione viene ancor molto lodata dal dotto PadreSigismondo di S. Silyerio , Chierico Regolare delle Scuole Pie nelsuo libro intitolato Ob/ervationes de latini sermonis puritate , ele-ganti a , & ornaiu ; come può vedersi a car. 235. dell’Edizione Ro-mana; e da Francesco Arisi nella sua Cremona litterata Tom. 2.pag. .27 6. ..

Ma non soddisfatto il nostro Scrittore d'avere illustrato co’suoi versigli Apologhi in prosa dal mentovato Baldi , volle di più tesser ampia-mente la vita del medesimo, la quale manoscritta or si conserva pres-so gli Eredi , e di cui nell'accennato luogo dello stesso libro fa .purcon lode menzione il detto Padre Sigismondo, con desiderio di ve-derla pubblicata .- opera certamente , che posta in pubblico avrebbeincontrato non solamente il genio della Eccellentissima Casa Albani,e della chiarissima Città di Urbino , ma eziandio della RepubblicaLetteraria ; per cui affaticando mai sempre il Crescimbeni , era puregli uno di quegt’Illustri Soggetti, che intrapresero allora in Roma lalode vo! fatica di continuare, ed accrescere l’Italia Sacra dell’ Ughel-li ; opera , che poi in Vinegia fu collo studio , e coll’ajuto di moiciLetterati à nostri giorni eseguita,

Appresso avvenne, chel’Eccellemissimo Don Annibale Albani,,Mi-pore del Regnante allora Clemente XI., or Cardinal Camarlingo diS. Chiesa, con universale applauso fu in Urbino sua gloriosissima Pa-tria laureato in ambe le Leggi; sollecito allora il Crescimbeni steseuna ben lunga , ed erudita lettera , nella quale nobilmente descrissequella solenne funzione, in Urbino con gran pompa celebrata, e or-dinò una Corona Poetica a i più chiari Pastori d’Arcadia, componen-do egli il Sonetto Coronale, insegno di stima al-detto Principe Lau-Crisc, JJi . Foig. Poesia . Torti. FI, Q, reato ;

1703.