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Volume sesto.
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276 Vita Deiî Arciprete

tatti caro-, e a ninno infesto, di tutti ebbe stima, nè sprezzò alcuno'dote propria di lui, come osservò il dotto P. Niccolò Maria da S».Domenico delle Scuole Pie in una sua* Epistola al Crescimbeni stesso*di cui in fine così dice:

C/trm.Arcad. JJt tu Paftorum decus , & mìtijsme Pastor r

Par. I. pag.. Nullum contemmns , mllique obnoxius r alta

î2, 3' Adente fapis .

Che se , come avvenir suole a i buoni , e a i chiari ingegni , l’àl-trui invidia , e malevolenza alle volte incontrò , particolarmente perquello, che riguarda la letteratura , egli dissimulando ciò, che di luiparlassero , o scrivessero , imperturbabile non cessò mai dalle faticheintraprese per la restituzione della Volgar Poesia ali’antico suo splen-dore, mediante la nuova Adunanza degli Arcadi, nel che mostrò egligran costanza, e fermezza d’animo. Dirò inoltre, e dirò il vero, eh*egli con altrettante lodi compensò-le maldicenze di coloro , che atono contro di lui, o ragionarono, o ferissero, a i quali ,e viventi,,e moni fece bellissimi Elogi

Mache dovrò poi dire della somma gratitudine, con cui egli a’suoi benefattori corrispose; Basta osservare le sue opere , e si vedran- kno in fronte ad esse i gloriosi lor nomi , da lui tanto onorati nellesue lettere dedicatorie. Basta entrare nell’Atrio, e nella Basilica di S,Maria in Gosinedin-, di cui fu egli prima Canonico, e poi Arciprete,,e si vedranno per ogni parte lapide dsperperua , e grata memoria aiz-zate da lui , e dal suo Capitolo-alla munificenza dì Prelati , di Car-dinali, e di Sommi Pontefici . Verso gli amici poi si mostrò grato inonorarli tanto nelle sue opere , ora introducendoli a ragionare ne’Dialoghi , ora celebrandoli con degne lodi , ora tessendo loro am-pissimi Elogj . Qui tralascio la dolce amenità del suo conversare co-gli amici , c la dolce letizia , con cui egli con esso loro soleva gio-condamente trattenersi; poiché abbastanza ne lo dimostrano, gli ame-nissimi suoi Ditirambi a gli amici stessi indirizzati. Vero è però,che da poiché egli dallo stato secolare passò ali’ecclesiastico , e par-ticolarmente dopo d’essere stato promosso al Sacerdozio , la sua con-versazione su del tutto seria ; per la qualcosa conversava egli del conti-nuo coll’efemp! arsissimo Prelato Monsignor de Vico , di cui facemmopiù volte menzione; quasi ogni sera da lui portandosi per conferirecon esso cose gravi , e rilevanti , appartenenti alla- Disciplina, eccle-siastica ali’Istoria Sacra , e ali’ornamento della sua Chiesa . Che setal volta per onesta ricreazione d’animo passava a conversare, conqualche amico suo geniale , ed ameno , questi per lo più fu il men-tovato Ab. Michel Giuseppe Morsi , col quale, soleva trattenerli nonranco per sollievo dell’animo suo, quanto per gli-,affari d’Arcadia , etal volta ancora in mezzo alla conversazione » trasportato dal!’estrosuo poetico , piacevolmente verseggiava ali’improvviso , producendoor Capitoli , or Ditirambi, alcuni de’quali dallo flesso Morei lìconservano . Marra gli amici suoi più de gli altri debbono conside-rarsi quelli , che fuor dì Roma egli si guadagnò : tra i molti , chepotrei nominare accennerò soltanto Leonardo da Capua , Francese®

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