48 C AC iò che fi posta far per sin fallire. 'co,
s uor che pensee me siesta,il tutto hò far-Se i castella hebbi in Fiîdta.e Phó veduteF’1 poco,o^l molto prezzo ch’io n’hò trar"arte tentando per persone astute (toI guardiani corrompere; hò distratto:
E parte,per far monete a li danni (maniDi quell’empio, or gl’Inglcsi, or gl’AIa-
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I mezi, o che non habbianopotuto,
<J che non habbian fatto il douer loroM'hanno date parole, e non aiuto,
E [prezzano or,che n’han canato Poro,
E prestò il fin il termine, e venuto,
Dopo il qual ne la forza, nc’l tesoroPotrà giunger più a tempo, sì che morteE strano, e schivi al mio caro consorte.jo
îrlio padre, e' miei fratelli, mi son statiMorti per lui: per lui toltomi il RegnoPer lui quei pochi beni, che restaciM’cran de! viuer mio soli sostegno,
Per trarlo di prigione hò dissipati :
Ne mi resta ora in che più far diléguoSe no d’andarmi io stella in man a porreDi sì crudel nemico, e lui disciorre.fi
Se dunque da fàr’alrro non mi resta ,
Ne si crolla al suo scampo altro riparo ,Che per lui por questa mia vita, questa.Mia vita per lui por,mi saia caro,
Ma sola Vna paura mi molesta.
Che non saprò far patto cosi chiaro,
Che ni’assicuri, che non sia il Tiranno,Poi estraniila m’haurà,per fare inganno,fi
Io dubito, che poi che m’haurà in gabbia,E fatti haurà di me tutti li stratij,
Ne stirene per questo a lasciar’ stabbia.Si ch’ellèr per me sciolto mi ringratij:Come periurojC pien di tanta rabbia.Che di me sola recider non si satij,
E epici, estrania di me, ne più ne meno ,Faccia da poi del misero stirene».
SS.
Or la cagion,che conferir non voiMi fa i miei casi,e esisto li dico a quantiSignori, e caualieri vengono a noi,
E sòl,perche parlandone con tanti,
M’insegni alcun d’assicurar, che poiCh’a quel crudel mi sìa condotta nuanciNon stabbia a ritener stirene» ancora ,Ne voaliaiinortame ciste®} poi moia ,
, (fri*'»
N T’ O j+
Pregato hò alcun guerrier, ciré meco sia»'Uâ«l>Qnâdo io mi darò in mano al Re diFri- ' - t;;Ma mi prometta,e la sua se mi dia. ( fzChe questo cambio farà fatto in gitila,
Ch’a vn tempo io data, e liberato siastirene» sì che quando io farò vccisa,
Morrò contenta, poiché la mia morteHaurà dato la vita al ntio consorte .
ÉBftipoÀ
lìcita»;
Csnoaliai
ss
Ne susta questo dì trotto chi cogliaSopra la fede fila (Rassicurarmi, (glia,Che quâdo io sia condotta , e chi mi vo-Hauer quel Re senza Bireno darmi,
Egli non la feiarà contra mia voglia, (mi-che presa io sia, sì teme ogn’vn quell’ar-Teme quell’arnri, a cui par che nó postaStar piastra incontra, e sia quanto vuol
s6 (greslàjoa
Or, se in voi la virtù non è disolmieDal fier seminare, e da l’Erculeo aspettò,
E credete poter darmegli,e tormeAnco da lui quando non vada retto:
Siate contento d’estèr meco a pornreNe le man sue:ch’io non stancò sospetti»Quando voi siate meco,se bcn’ioPoi ne ni orrò,che mora il Signor mjo,
S 7
Qui la Donzella il suo parlar correliinse,Che co piato,e sofpir spellò intetroppe îOrlando poi ch’ella la bocca chiuse.
Le cui voglie al ben far mai non sur zop-In parole con lei non si diffuse , (pe,Che di natura non n’vsaua troppe :
Ma le promise, e la stia sè le diede,
Che sana più di quel, ch’ella gli chiede .|
, s8
Non e stia intention, ch’ella in man vadaDel sito nemico per {alitar Bireno.
Ben saluerà ambedue, se la stia spada,Fl’vlàto valor non li vien meno.
II medesimo dì piglian la strada ,
Poi c’hamio il vento prospero,e sereno,
Il paladin, s'affretta,che di gireA Pisola del mostro, stanca desile.
S 9
Or volta al’vna, or volta a Pallia bandaPer gli alti stagni il sino nocchier la velaScopre vistisela, e vistaltra di Zelanda.Scopre vna stràzi >e vn’altra adietro cela.
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Orlando smonta il terzo dì in Olanda :
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Ma non smonta colei,che si querela
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