XXV
il Precettor del tenero idioma,
Che da la Senna de le Grazie madreOr ora a sparger di celeste ambrosiaVenne a 1’ Italia nauseata i labri.
Al’ apparir di lui 1’ Itale vociTronche cedano il campo al lor tiranno ;
E a la nova ineffabile armonia
De’ soprumani accenti, odio ti nasca
Fin grande in sen contro a le impure labra,
Ch’osan macchiarsi ancor di quel sermone,
Onde in Valchiusa fu lodata e pianta
Già la bella Francese , ed onde i campi
A 1’ orecchie dei Re cantati suro
Lungo il fonte gentil de le beli’ acque ( i )
Misere labra che temprar non lamio
Con le Galliche grazie il sermon nostro,
Sichè men aspro a’dilicati spirti,
E men barbaro suon sieda gli orecchi!
Or te questa, o Signor, leggiadra lchieraTrattenga al uovo giorno; e di tue voglieIrresolute ancora or l’uno, or PaleròCon piacevoli detti il vano occupi,
Mentre tu chiedi lor tra î lenti sorsi
B De 1’
( i ) ®uefti fu l' Alamanni Gentiluomo Fio-rentino , il quale dedicò la jua Coltivazione,al Re Crijtianijfîmo Francesco I.