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) Del’ ardente bevanda a qual cantoreÎMel vicin verno si darà la palma(Sopra le scene; e s’egli è il ver, che siedatL’adusta Frine , ( i) che ben .cento folli! Milordi rimandò nudi al Tamigi/
|)o se il brillante danzator Narcisso (i )^Tornerà pure ad agghiacciatesi petti|De’ palpitatiti Italici mariti -
Poiché così gran pezzo à’primi.albori>Del tuo Mattin ceco scherzato sia,
/_Non senz’aver licenziato prima) L’ipocrita pudore, e quella schifa,
«Cui le accigliate gèlide matrone^Chiaman modestia, alfine o a lor talento ,fO da te congediti escan costoro.
/Doman fi potrà poscia,, o forse l’altro/Giorno â’precetti lor porgere orecchio,
|Se meno eh'oggi a te cure d’intorno1 Porranno assedio - A voi, divina schiatta,
Vie
Xf ( I ) Celebre Cortigiana tP Atene. A«r peròjW sembra che voglia alludere ad una notijjìma Can-sl\ intrice Buffa , di cui fi avvera quanto esprime^■Si/’ accortissimo , e leggiadriffimo Autore-) ( r ) Narciso figlio di Ceffo, e di Liriope.
ÌMorì innamorato di si medesimo essendosi vifio jfin una fontana. A»/ però gentilmente è ad-\editato un qualche saltatore amante di si me-rdefimo , e pericolose per la sua avvenenza.