XXXIV
i„ Le salme accoppia, e co l’àrdente face>„ Regna la notte. ,, Ora di quiSignore,svenne il rito gentil, che a' freddi sposi|Le tenebre concede, e de le Ipose»Le caste membra e a voi, beata gentejDi più, nobile mondo, il cor di queste,sE il dominio,del di, largo destina •-fFors’ ancO' un dì più liberai, confine•Vostri diritti avran, se Amor più forte(Qualche provincia al suo germano usurpa:Pcosì giova sperar ..Tu volgi intantojA*miei. versi l’orecchio, ed odi or qualescura al Mattin tu debbi aver di lei,jfChe, spontanea, o pregata, a te donossiiPer tua Dama quel dì lieto, che a fida.(Carta non lenza testimonj sur#
I A vicenda commessi i patti santi,
JE le condizion del caro nodo..
Già la Dama gentil , da'cui be’lacci^Godi avvinto sembrar, le chiare lucirfCol novo giorno aperse ; e suo primiero'SPensier fu dove teco abbia, piuttosto{a vegliar questa sera, e con fu Ito uneIContegnosa lo sposo,, il qual pur dianzi[Fu la mano a baciarle in stanza ammesso*
Or dunque è tempo, che il più fido servo,rE il più accorto tra ! tuoi mandi al palagio=^Di lei chiedendo se tranquilli sonni.
M Dor-