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XXXIX
rPria che su lor deciso-abbimi, le narii-Del mio Signore e tuo. Pón mano. posciaC AI petcirt liscio , e co Pottuso dente^Lieve solca i capegli, indi li turba;llCol pettine, e scompiglia ; ordin leggiadro-) Abbiano affin dà là tua mente-indiistre.
Io breve a- te. parlai j ma nonpar tanto-^Lunga sia l’opra tuanè al termin- giunta-Prima sarà, che da’più lira ni eventi(Turbisi', e tronchi a la tua impresa il filoJ Fi fa i lumi alo speglio, e vedrai quivi(Non di rado il Signor morder le labrasImpaziente, ed arrossir nel viso.rSovente ancor se artificiosa menoIFia la-tua destra , del convulso piede(Udrai lo scalpitar breve e frequente,l.Non lenza un tronco articolar di voceOche condanni, e minacci. Anco t’aspetta-ìVeder talvolta il mio Signor gentile^Furiando agitarsi, e. destra e manca-fPorsi nol crine , e scompigliar con l'ugna(Lo studio di molt’ore in un momento -/Cbe più? se per tuo m le un dì vaghezzaJD 5 accordar ti'prendesse al suo sembiante.
edificio del capo, ed obliassiIvi prender legge da colui, che giunse
f -Pur jer di Francia, ahi quale attroce folgore,-Meschino!; allor ti penderla sul capa?/
I Che