I LXII
spiccioli caccili, e piccioli destrieri
Spinti in oro così, che sembran vivi*
ÌMi v’hai tu il meglio? ah! sì che i miei precetti){Sagace prevenisti: ecco che splendeIChiuso in picciol cristallo il dolce pegnoÎDi fortunato amor* Lunge o profani ,sChe a voi tant’oltre penetrar non lice *
>E voi de l’altro secola feroci,
[Ed ilpid’avi i vostri almi nipoti'Venite oggi a mirar; co’sanguinosi(Pugnali a Iato le campestri rocche[voi godeste abitar, truci a l’aspetto,
ME per gran badi rigidi la guancia■^Consultando gli sgherri, e sol giojendoAvi trattar 1’arme, che d’orribil pallaJx Givan notturne a traforar le porte(|[dc 1 non meno-di voi rivale armato*
^Ma i vostri almi nipoti oggidì stannoâàd agitar fra le tranquille dita^ De Porivolo i ciondoli vertasi;
Ed opra è lor se a l’innocenza anticaTorna pur anco , e bamboleggia il mando. 1
à Or vanne , o mio Signore , e il pranzo allegra (j)De la tua Dama, a lei dolce ministroDispensa i cibi, e detra al suo palato,
E la sua lame inviolabil legge »•
Ma tu non obliar, che in turila cosaEsser mediocre a gran Signor non lice
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