K LXXIV
"wFors’anco rintuzzar di tue querele
vSSaprà 1’agrezza, e sovvenir tarartii«.Le visite furtive a i tetti, a i cocchiJ|eJ. a le logge de le mogli illustriSi Di ticchi cittadini a cui soventesl) Per calle che il Piacer mostra, piegarsiJNLa maestà di cavalier non sdegna.
Felice te, se mesta e disdegnosaDs-a conduci a la mensa; e s’ivi puoiM Solo piegarla a comportar de’cibi) La nausea universal.. Sorridan purejA le vostre dolcissime quereleXÙ convitati , e l’un l’altro percola^SrCol gomito maligno: ah nondimeno®Come fremon lor alme, e quanta invidiaJj£Ti portan te veggendo unico scopo^Di sì beli' ire < al solo Sposo è dato
f Nodrir nel cor magnanima quiete,
Mostrar nel volto ingenuo risia, e tantove’Docil fidanza ne le innocue luci -iSL O tre fiate avventurosi e quattroE Voi del nostro buon secolo maritiWQuanto diversi da’vostr’avi! un tempomoscia d'Averne con viperei crini,
XsCon torbid'occhi irrequieti, e freddevrTenaci branche un indomabil mostro■ffiche ansando ed anelando incorno givafi i nuzziali letti, e tutto empieaK Di