A LXXXVI
Ma se a la Dama dispensar non piace
rLe vivande, o non giova, allor tu stessoili bel lavoro imprendi- A gli occhi altrui'Più brillerà così l 1 enorme gemma,
/Dole’esca a gli usurai, che quella osato[ A le promesse di Signor preporrefVillanamente: ed osservati fienofi manichete!, la più nobil opraiChe tessesse giammai Anglica Aracne ( i )..Invideran tua dilicata manoI convitati ; inarcheran le cigliaJ^SuI diffidi lavoro, e d’oggi in poi||jTi sia ceduto il trinciator coltello
Î Che al cadetto guerrier serban le mense.
Teco son io, Signor; già intendo e veggoFelice osservatore i detti e i motiD.P Semidei che coronando stanno,
?^E con vario costume ornan la mensa .
^Or chi b quell’eroe che tanta parte
M Colà ingombra di loco, e mangia e fiutaE guata e de le altrui cure ridendo,Sì superba di ventre agita mole?
Oh
Ci) Aracne valentijjtma Ricamatrice , cbeQw sfidò a ricamar secola flessa Minerva, ma of-\fâf e s a di tanta ardire la Dea , cambiò quefialxJ Donna in urt Ragno-