I.XXXVII
-“Oh di mente acutissimi dotate
Mamme del sua palato l, oh da’mortaliInvidiabil anima che siedeTra la mirabil lor teltura e quindiL’ultimo-del piacer deliquio fugge!
Chi più saggio di lui penetra e intende-La natura migliore ; o chi più indolì reConverte a suo piacer 1’aria la terraE ’1 ferace di mostri ondoso abisso?
Qualor s’accosta al desco altrui paventano’Suo golfo inesorabile le smilzeOmbre de'padri, che per. Paria lieviS’aggirano vegliando ancora intornoA i creduti tesori ; e piangon lasseLe mai spese vigilie, i lobrj pasti,
Le in preda a l’aquilon case , le antiqueDigiune rozze ( i ), gli scommessi cocchjForte assordanti per stridente, ferroLe piazze e i retti; e lamentando vannoGì’invan nudati rustici, le famiMal desiate,, e de lè sacre toghe ( z )L'armata in vano autorità sulvulgo-
Chi siede a lui vicin:
per certo il casoCon-
( r) Cavitisi vecchi , imperfetti.
<z ) I Magijìrati , la cui togata Autorità l'>Sacra ..
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