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fSegnò di lieve nota: ed egli audaceSCon sacrilego pie landoli* ; e quella[Tre volte rotolò ; tre volte scoile/Gli sompigliati peli, e da le molli|^Nari soffiò la polvere rodente.
Tlndi i gemiti aliando: aita aitarParea dicesse; e da le aurate volte-<\ lei l’impietosita Eco (i) rispose:
da gP infimi chiostri i mesti iervi)Asceser tutti; e da le somme stame/Le damigelle pallide tremantisPrecipiràro. Accorse ognuno; il voltoApri spruzzato d'essenze a la tua Dama;fElla rinvenne al fin: Pira il dolore(.L’agitavano ancor; fulminei sguardi'Gettò sul lervo, e con languida voce/Chiamò tre volte la sua cuccia: e questaAl sen le corse; in suo tenor vendettasChicder sembrolle: e tu vendetta avestif Vergine cuccia de le Grazie alunna*sL’empio lervo tremò; con gli occhi, al suolo
Udì
(, i ) Eco figlin dell'Aria r e della Terra ,j.\avendo imprudentemente parlato di Giunone ,flisti da lei condannata a non ripetere, che P ul-ititime parole di chi /’interrogava . Non avendotifpotuto ottenere P Amor di Narciso fi seccò perìldolore , e fu. cangiata in una rupe .