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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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Il giovine si arrestò subitamente dinanzi a Lucia che piange-va; la guardò con un alto di tenerezza accorata e rabbiosa, edisse: "Questa è 1 ultima che fa quellassassino.

"Ah, no, Renzo, per amor del cielo! gridò Lucia. "No,no, per amor del cielo! Iddio cè anche pei poveri: e comevolele che ci aiuti, se facciamo del male?

"No, no, per amor del cielo ! ripeteva Agnese. "Renzo,disse Lucia con unaria di speranza e di risoluzione più tran-quilla: "voi avete un mestiero, ed io so lavorare; andiamotanto lontano che colui non senta più parlare di noi.

"Ah Lucia! e poi? Non siamo ancora marito e moglie! ilcurato vorrà egli farci la fede di stato libero? quelluomo? Sefossimo maritati, oh allora...!

Lucia ricadde nel pianto: e tutti e tre rimasero in silen-zio, atteggiali d un abbattimento che faceva un tristo contrap-posto alla pompa festiva dei loro abili.

"Sentite, figliuoli; date retta a me, disse dopo qualchemomento Agnese. "Io sono venuta al mondo prima di voi; eil mondo lo conosco un poco. Non bisogna poi spaventarsi ditroppo: il diavolo non è brutto come e si dipinge. A noi pove-relli le matasse paiono più imbrogliate, perchè non sappiamotrovare il bandolo; ma alle volte un parere, una parolina dunuomo che abbia studiato.... so ben io quel che voglio dire. Fatea mio modo, Renzo; andate a Lecco, cercale del dottor Azzecca-garbugli, raccontategli.... Ma non lo chiamate cosi, per amordel cielo: è un soprannome. Bisogna dire il signor dottor....Come si chiama mo egli? Oh to! non lo so il nome vero: lochiamano lutti a quel modo. Basta, cercate di quel dottore allo,asciutto, pelalo, col naso rosso, e una voglia di lampone sullaguancia.

"Lo conosco di vista, disse Renzo.

"Bene continuò Agnese: "quegli è un uomo! Ho vistoio più duno impaccialo come un pulcino nella stoppa, e che nonsapeva dove darsi del capo, e dopo essere stalo un ora a quat-trocchi col dottor Azzecca-garbugli, (badate bene di non chia-marlo cosi!) lho visto, dico, ridersene. Pigliate qui quattrocapponi, poverelli I a cui doveva io tirare il collo, pel banchettodi questa sera, e portateglieli; perchè non bisogna mai andarecolle mani vuote da quei signori. Racconlategli lutto laccadu-