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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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(o; e vedrete che egli vi dirà su due piedi di quelle cose che anoi non verrebbero in testa, a pensarci un anno.

Renzo abbracciò molto volentieri questo parere, Lucia Ioapprovò, e Agnese, superba di averlo dato, tolse ad una ad unale povere bestie dalla capponaia, riuni le loro otto gambe, comese facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con unospago, e le consegnò in mano a Renzo, che, date e ricevute pa-role di speranza, uscì per una porticélla dellorlo, onde non es-ser veduto dai ragazzi, clié gli correrebbero dietro gridando:lo sposo 1 lo sposo! Così attraversando i campi, o come diconocolà, i luoghi, se ne andò per viottoli, fremendo, ripensandoalla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottorAzzecca-garbugli. Lascio poi pensare al lettore come dovesserostare in viaggio quelle povere bestie cosi legate e tenute'per lezampe a capo ingiù, nella mano dun uomo che agitato datante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che a tumultogli passavano per la mente, e in certi momenti dira, o di riso-luzione, o di disperazione, stendendo con forza il braccio davaloro di terribili squassi, e faceva balzare quelle quattro lestespenzolate, le quali intanto singegnavano a beccarsi lunalallra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.

Giunto al borgo, chiese dellabilazione del dottore; gli fuindicata, e vi andò. Allentrare si sentì sorpreso da quella ti-midità che i poverelli illetterati provano in vicinanza di un si-gnore e dun dotto: dimenticò tutti i discorsi che aveva prepa-rati; ma diede unocchiaia ai capponi, e si rincorò. Entrato incucina, chiese alla fantesca se si poteva parlare al signor dot-tore. La fantesca vide le bestie, e come avvezza a simiglianedoni, mise loro le mani addosso, quantunque Renzo le andasseritirando, perchè voleva che il dottore vedesse e sapesse chegliportava qualche cosa. Il dottore giunse infatti mentre la fante-sca diceva: "Date qui, e passale nello studio. Renzo fece ungrande inchino al dottore, che lo accolse umanamente con un,"Venite figliuolo, e lo fece entrare con se nello studio. Eraquesto uno stanzone, su tre pareti del quale erano distribuiti iritratti dei dodici Cesari; la quarta coperta da un grande scaf-fale di libri vecchi e polverosi: nel mezzo una tavola gremitadi allegazioni, di suppliche, di libelli, di gride, con tre o quattroseggiole allintorno, e da un lato un seggiolone a bracciuoli,

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