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con un appoggio alto e quadrato, terminato agli angoli da dueornamenti di legno che si alzavano a foggia di corna, copertodi vacchetta con grosse borchie, alcune delle quali cadute dagran tempo lasciavano in libertà gli angoli della copertura chesi incartocciava qua e là. Il dottore era in veste da camera,cioè coperto d’una lurida toga, che gli avéva servito molti anniaddietro per perorare nei giorni di apparato, quando andava aMilano, per qualche gran causa. Chiuse la porta, e fece animoal giovane con queste parole: "Figliuolo, ditemi il vostro caso.”
"Vorrei dirle una parola in confidenza.”
"Son qui,” rispose il dottore; "parlale.” E si assettò sulseggiolone. Renzo, ritto dinanzi alla tavola, facendo rotare colladestra il cappello intorno all’altra mano, ricominciò: "Vorreisapere da lei che ha studiato....”
"Ditemi il fatto come sta,” interruppe il dottore.
"Ella ha da scusarmi, signor dottore: noi altri poveri nonsappiamo parlar bene. Vorrei dunque sapere....”
"Benedetta gente 1 siete tutti così: invece di raccontare ilfatto,volete interrogare,perehèavete giài vostri disegni in testa.”
"Mi scusi, signor dottore. Vorrei sapere se a minacciareun curato, perchè non faccia un matrimonio, c’è pena.”
— Ho capito (disse fra sè e sè il dottore, che in veritànon aveva capito), ho capito — E tosto si fece serio, ma d’unaserietà mista di compassione e di premura; strinse fortementele labbra facendone uscire un suono inarticolato che accennavaun sentimento, espresso poi più chiaramente nelle sue primeparole: "caso serio, figliuolo; caso contemplato. Avete fatto benea venire da me. È un caso chiaro, contemplato in cento gride,e.... tenete, in una grida dell’anno scorso, dell’attuale signwgovernatore. Adesso adesso, vi faccio vedere e toccar con mano.”
Cosi dicendo, s’alzò dal suo seggiolone, e cacciò le maniin quel caos di carte, rimescolandole dal sotto in su, come segiltasse biade in uno staio.
"Dov’è costei? vieni oltre, vieni oltre. Bisogna aver tantecose alle-mani! Ma la debb’esser qui sicuramente, perchè è unagrida d’importanza. Ahi ecco, ecco.” La prese, la spiegò, guardòalla data, e fatto un viso ancor più serio, sciamò: "Ai 15 di ot-tobre 1627 ! Sicuro; è dell’anno passato; grida fresca; son quelleche fanno più paura. Sapete leggere, figliuolo?”