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bero dovuto essere i suoi compagni; soltanto gli avrebbe volutipiù trattabili. Con questo misto d’inclinazione e di odio, nonpotendo frequentarli familiarmente, e volendo pure aver chefare con loro in qualche modo, si era dato a competere con lorodi sfoggio e di magnificenza, comprandosi così a contanti ini-micizie, invidie e ridicolo. La sua indole onesta ad un tempo eviolenta l’aveva poi imbarcato per tempo in altre gare più se-rie. Sentiva egli un orrore spontaneo e sincero per le angheriee pei soprusi: orrore venduto ancor più vivo in lui dalla qualitàdelle persone che più ne commettevano alla giornata; che eranoappunto coloro eh’ egli odiava. Per acchetare, o per esercitaretutte queste passioni in un punto, prendeva egli volentieri leparti d’un debole sopraffatto, s’impegnava a fare stare un so-verchiatore, s’intrometteva in una briga, se ne recava ad-dosso un’ altra; tanto che a poco a poco venne a costituirsi comeun protettore degli oppressi e un vendicatore dei torli. L’im-piego era gravoso; e non è da domandare se il povero Ludovicoavesse nimici, incontri e pensieri. Oltre la guerra esterna, eraegli poi tribolalo continuamente da contrasti interiori; perchè aspuntare un impegno (senza parlare di quelli in cui restava aldi sotto) doveva egli stesso mettere in opera molli mezzi di >raggiri e di violenza, che la sua coscienza non poteva poi ap-provare. Doveva tenersi intorno un buon numero di bravacci;e tanto per la sua sicurezza, quanto per averne un aiuto più vi-goroso, doveva scegliere i più arrischiali, cioè i più ribaldi, evivere coi birboni, per amore della giustizia. Tanto che piùd’ una volta o scoraggiato dopo una trista riuscita, o inquietoper un pericolo imminente, annoialo del guardarsi continuo,stomacato della sua compagnia, in pensiero dell’avvenire perle sue sostanze che disgocciolavano di giorno in giorno in operebuone e in braverie, più d’ una volta gli era venuta la fantasiadi farsi frale; che a quei tempi era la via più comune per uscired’impacci. Ma questa, che sarebbe forse stata una fantasia pertutta la sua vita, divenne una risoluzione, per un accidente ilpiù serio e il più terribile che gli fosse ancora incontrato.
Andava egli un giorno per una via della sua città, accom-pagnalo da un antico fattore di bottega, che suo padre avevatrasmutato in maggiordomo, e con due bravi alla coda. 11 mag-giordomo, di nome Cristoforo, era un uomo di circa cinquan-