— 83 —
testimonj, tentava ogni via di scapolarsene, come Proteo dallemani di coloro che volevano farlo vaticinare per forza.
"Se fosse vero, Lucia 1” disse Renzo, adocchiandola conuna cera di .aspettazione supplichevole.
"Cornei se fosse vero!” ripigliò Agnese. "Anche v8i cre-dete eh’ io dica fandonie. Io mi affanno per voi, e non sono cre-duta: bene, bene; cavatevi d’impaccio come potete: io me nelavo le mani.”
"Ah not non ci abbandonate,” disse Renzo. "Parlo cosi.,perchè la cosa mi par troppo bella. Sono nelle vostre mani; viconsidero come se mi foste la madre da vero.”
Queste parole fecero svanire il cruccio istantaneo d’Agne-se, e dimenticare un proponimento, che per verità non era statoche di parole.
"Ma perchè dunque, mamma,” disse con quel suo con-tegno sommesso Lucia, "perchè questa cosa non è venuta inmente al padre Cristoforo?”
"In mente?” rispose Agnese: "pensa se non gli sarà ve-nuta in mente! Ma non ne avrà voluto parlare.”
"Perchè?” dimandarono ad un tratto i due giovani.
"Perchè.... perchè, quando Io volete sapere, i religiosi di-cono che veramente è cosa che non islà bene.”
"Come può essere che non istia bene, e che sia ben fat-ta, quando è fatta?” disse Renzo.
"Che volete che vi dica io?” rispose Agnese. "La leggel’hanno fatta gli altri, come è piaciuto loro; e noi poverelli nonpossiamo capir tutto. E poi quante cose.,.. Ecco; gli è come la-sciare andare un pugno a un cristiano. Non istà bene; ma datoche gliel abbiate, non glielo può tor via nè anche il papa.”
"Se è cosa che non istà bene,” disse Lucia, "non biso-gna farla.”
"Che!” disse Agnese; "ti vorrei io forse dare un parerecontro il timor di Dio? se fosse contra la volontà dei tuoi paren-ti, per tórre uno scavezzacollo.... ma contenta ine, e per tórrequesto figliuolo; e chi fa tutto il disturbo è un birbone; e il si-gnor curato....”
"L’è chiara come il sole,” disse Renzo.
"Non bisogna parlarne al padre Cristoforo prima di farla cosa,” prosegui Agnese; "ma fatta che sia, e ben riuscita,