— 203 —
al punto di rimanere arrotato. Con queste botte e risposte, trale incessanti acclamazioni, tra qualche fremilo anche d’opposi-zione, che si lasciava intendere qua e là, ma era tosto com-presso, ecco alla fine Ferrer arrivalo alla casa, per opera prin-cipalmente di quei buoni ausiliarj.
Gli altri che, come abbiam detto, stavano quivi colle me-desime buone intenzioni, avevano inlanlo lavoralo a fare e arifare un po’di sgombro. Prega, esorta, minaccia; pigia, in-calza, rimpinza di qua e di là, con quel raddoppiare di voglia,e con quel rinnovamento di forze che viene dal veder prossi-mo il fine desiderato; erano essi riusciti a divider quivi la calcain due, e poi a rtnzeppare addietro le due calche; tanto chetra la porla e la carrozza, che vi si fermò davanti, v’era unospazierello vuoto. Renzo, che, facendo un po’ da battistrada, unpo’da scoria, era arrivalo colla carrozza, potè collocarsi in unadi quelle due frontiere di benevoli, che facevano ad un tempoala alla carrozza e argine alle due onde prementi di popolo. Eaiutando a sopraltenerne una colle sue poderose spalle, si trovòanche in buon luogo per vedere.
Ferrer mise un gran respiro allo scorgere quella piazzettalibera e la porta ancor chiusa. Chiusa qui vuol dire non aperta :del resto, i gangheri erano presso che sconficcali fuor de’ pila-stri; le imposte scheggiale, ammaccale, forzate e scombaciatenel mezzo lasciavano veder fuori da un largo spiraglio un pezzodi catenaccio scontorto, piegalo, e quasi diveltò, che, se vogliamdir cosi, le teneva insieme. Un benevolo s’era posto a quelpertugio, a gridare che si aprisse; un altro accorse a spalancarelo sportello della carrozza: il vecchio mise fuori la lesta, s’alzò,e afferrando colla destra il braccio di quel galantuomo, usci, epose piede sul predellino.
La folla, dall’ una parte e dall’ altra, slava tutta sollevataper vedere: mille facce, mille barbe in aria: la curiosità e l’at-tenzione generale creò un momento di generale silenzio. Fer-rer, fermatosi quel momento sul predellino, girò uno sguardoall’intorno, salutò con un inchino la moltitudine, come da unabigoncia; e posta la manca mano al petto, gridò: "Pane e giu-stizia;” e franco, ritto, togato, discese fra le acclamazioni chene andavano alle stelle.
Quei di dentro intanto avevano aperta la porta, o per me-