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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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Dallallo del castellacelo, come laquila dal suo nido in-sanguinalo, il selvaggio signore dominava all intorno tutto lospazio dove orma duomo potesse posarsi, e non ne sentivanessuna brulicare al di sopra del suo capo. A un volger docchiscorreva tutta quella chiostra, i declivi, il fondo, le vie prati-cate quivi entro. Quella che, a gomiti e a giravolte, ascendevaal terribile domicilio, si spiegava dinanzi a chi guardasse dilassù, come un nastro serpeggiante: dalle finestre, dalle bale-striere, poteva il signore contare a suo agio ì passi di chi sa-liva e porgli cento volte la mira. E anche dun grosso drappellodassalitori avrebbegli potuto, con quella guernigione di braviche teneva lassù, stenderne sul sentiere o farne ruzzolare alfondo ben parecchi, prima che uno arrivasse a toccar la cima.Del resto, non che lassù, ma pur nella valle, pur di pas-saggio, non ardiva por piede nessuno che non istesse bene colpadrone del castello. 11 birro poi che vi si fosse lasciato vederesarebbe stato trattato come una spia nemica che venga coltain un accampamento. Si raccontavano le storie tragiche degliultimi che avevano voluto tentar limpresa; ma erano già storieantiche; e nessuno dei giovani valligiani si ricordava daverquivi veduto un di quella razza, vivo, morto.

Tale è la descrizione che lanonimo ci del luogo: delnome nulla; anzi, per non metterci sulla via di scoprirlo, nondice niente del viaggio di don Rodrigo, e lo porta di lancio nelmezzo della valle, appiè del poggio, allimboccatura dellertoe tortuoso sentiero. Quivi era una taverna, che si sarebbe an-che potuta chiamare un corpo di guardia. Una vecchia insegnaappesa al di sopra della porla mostrava dalle due parti dipintoun sole raggiante; ma la voce pubblica, che talvolta ripeteinomi come le vengono insegnati, talvolta li rifa a suo modo,non disegnava quella taverna che col nome della Malanotte.

Al romore duna cavalcatura che si avvicinava, comparvesulla soglia un ragazzacio ben guernito di coltelli e di pistole;e dato unocchiata, entrò ad informare tre scherani, che giuo-cavano sul desco con certe carte sudice e ravvolte a guisa ditegole. Colui che pareva essere il capo si levò, si fece allaporta, e riconosciuto un amico del suo padrone, lo inchinò.Don Rodrigo, rendutogli con molto garbo il saluto, chiese seil signore si trovasse al castello; e rispostogli da quel capora-

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