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Dall’allo del castellacelo, come l’aquila dal suo nido in-sanguinalo, il selvaggio signore dominava all’ intorno tutto lospazio dove orma d’uomo potesse posarsi, e non ne sentivanessuna brulicare al di sopra del suo capo. A un volger d’occhiscorreva tutta quella chiostra, i declivi, il fondo, le vie prati-cate quivi entro. Quella che, a gomiti e a giravolte, ascendevaal terribile domicilio, si spiegava dinanzi a chi guardasse dilassù, come un nastro serpeggiante: dalle finestre, dalle bale-striere, poteva il signore contare a suo agio ì passi di chi sa-liva e porgli cento volte la mira. E anche d’un grosso drappellod’assalitori avrebb’egli potuto, con quella guernigione di braviche teneva lassù, stenderne sul sentiere o farne ruzzolare alfondo ben parecchi, prima che uno arrivasse a toccar la cima.Del resto, non che lassù, ma nè pur nella valle, nè pur di pas-saggio, non ardiva por piede nessuno che non istesse bene colpadrone del castello. 11 birro poi che vi si fosse lasciato vederesarebbe stato trattato come una spia nemica che venga coltain un accampamento. Si raccontavano le storie tragiche degliultimi che avevano voluto tentar l’impresa; ma erano già storieantiche; e nessuno dei giovani valligiani si ricordava d’averquivi veduto un di quella razza, nè vivo, nè morto.
Tale è la descrizione che l’anonimo ci dà del luogo: delnome nulla; anzi, per non metterci sulla via di scoprirlo, nondice niente del viaggio di don Rodrigo, e lo porta di lancio nelmezzo della valle, appiè del poggio, all’imboccatura dell’ertoe tortuoso sentiero. Quivi era una taverna, che si sarebbe an-che potuta chiamare un corpo di guardia. Una vecchia insegnaappesa al di sopra della porla mostrava dalle due parti dipintoun sole raggiante; ma la voce pubblica, che talvolta ripeteinomi come le vengono insegnati, talvolta li rifa a suo modo,non disegnava quella taverna che col nome della Malanotte.
Al romore d’una cavalcatura che si avvicinava, comparvesulla soglia un ragazzacio ben guernito di coltelli e di pistole;e dato un’occhiata, entrò ad informare tre scherani, che giuo-cavano sul desco con certe carte sudice e ravvolte a guisa ditegole. Colui che pareva essere il capo si levò, si fece allaporta, e riconosciuto un amico del suo padrone, lo inchinò.Don Rodrigo, rendutogli con molto garbo il saluto, chiese seil signore si trovasse al castello; e rispostogli da quel capora-
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