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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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La libererò,; appena spunti il giorno, correrò dalei, e le dirò: andate, andate. La farò accompagnare... la pro-messa? E limpegno? E don Rodrigo?... Chi è don Rodrigo?A guisa di chi è collo da una interrogazione inaspettatae imbarazzante di un superiore, linnominato pensò tosto a ri-spondere a questa che sera fatta egli stesso, o piuttosto quelnuovo egli che cresciuto terribilmente in un tratto, sorgevacornea giudicare lantico. Andava dunque cercando le ragioniper cui, prima quasi desser pregato, si era potuto risolvere apigliar limpegno di far tanto patire, senza odio, senza timoreuna infelice sconosciuta, per servire colui; ma, non che riu-scisse a rinvergar ragioni che in quel momento gli paresserobuone a scusare il fatto, non veniva quasi a capo dintenderbene il come vi si fosse indotto. Quel volere, piuttosto che unadeliberazione, era stalo un movimento istantaneo dellanimoobbediente a sentimenti antichi, abituali, una conseguenza dimille falli antecedenti; e il tormentato esaminalor di se stessoper rendersi ragione di un sol fatto, si trovò ingolfalo nellesa-me di tutta la sua vita. Indietro, indietro, danno in anno,dimpegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleragginein scelleraggine: ognuna ricompariva allanimo consapevole enuovo, separata dai sentimenti che lavevano fatta volere ecommettere, ricompariva con una mostruosità che quei senti-menti non vi avevano allora lasciato scorgere. Elle erano tuttesue, elle erano lui: lorrore di questo pensiero, rinascente adOgnuna di quelle immagini, attaccato a tutte, crebbe fino alladisperazione. Si levò in furia a sedere, gitlò in furia le manialla parete a canto al letto, colse una pistola, lafferrò, la spic-, e.... al momento di finire una vita divenuta incomportabile,il suo pensiero sorpreso da un terrore, da una sollecitudine, perdir cosi, superstite, si lanciò nel tempo che pure continuerebbea scorrere dopo la sua fine. Immaginava con raccapriccio il suocadavere sformalo, immobile, in balia del più vile sopravvis-suto: la sorpresa, il trambusto del castello al domani; ogni cosasossopra; egli senza forza, senza voce, gittato chi sa dove, im-maginava il romore che ne sarebbe corso, i ragionamenti chese ne sarebber fatti quivi, dintorno, lontano, la gioia desuoinemici. Anche le tenebre, anche il silenzio gli facevano ap-prendere nella morte qualche cosa di più tristo, di spaurevole;