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furtivamente e come per sorpresa, cercavano di porgli innanzi.,addosso, intorno, qualche suppellettile più signorile, qualchecosa che lo facesse distinguere dagli altri, e apparire come ilprincipe del luogo: o credessero eglino di farsegli graditi allalunga con ciò; o fossero mossi da quella svisceratezza servileche s’invanisce e si ricrea nello splendore altrui; o fossero diquei prudenti che s’adombrano delle virtù come dei vizj, pre-dicano sempre che la perfezione è posta nel mezzo, e il mezzolo pongono giusto in quel punto dove essi sono arrivati, e sitrovano stare a loro agio Egli, non che si arrendesse a quegliuffìcj, ma ne riprese gli ufficiosi: e ciò tra la pubertà e la gio-vinezza.
Che, vivente il Cardinal Carlo, suo maggiore di ventiseianni, dinanzi a quella presenza autorevole e, per cosi dire, so-lenne, circondata da omaggi e da un silenzio rispettoso, avva-lorala da tanta fama e impressa dei segni della santità, Federigo fanciullo e giovinetto cercasse di*conformarsi al contegnoe al talento di un tale cugino, non è certamente maraviglia;ma è ben cosa da dirsi che, dopo la morte di lui, nessuno potòaccorgersi che a Federigo, allor di vent’anni, fosse mancatauna guida e un censore. Il grido crescente del suo ingegno,della dottrina e della pietà, la parentela e gl’ impegni di piùd’un cardinale polente, il credito della sua famiglia, il nomeslesso, a cui Carlo aveva quasi annessa nelle menti una ideadi santità e di maggioranza sacerdotale, lutto ciò che dee, etutto ciò che può condurre gli uomini alle dignità ecclesiasti-che, concorreva a pronosticargliele. Ma egli, persuaso in cuoredi ciò che nessuno il quale professi cristianesimo può negarcolla bocca, non v’essere giusta superiorità d’uomo sopra gliuomini, se non in loro servigio, temeva le dignilà e cercava discansarle; non certamente perchè rifuggisse dal servire altrui;che poche vile furono spese in questo come la sua; ma perchènon si stimava abbastanza degno nè capace di cosi alto e peri-coloso servigio. Perciò venendogli, nel 1S93, proposto da Cle-mente Vili l’arcivescovado di Milano, apparve fortementeturbato, e ricusò quel carico senza esitare. Cedette di poi al co-mandamento espresso del papa.
Tali dimostrazioni, e chi noi sa? non sono nè difficili, nèrare; e all’ipocrisia non bisogna nn più grande sforzo d’inge-