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gno per farle, che alla buffoneria per deriderle a buon conioin ogni caso. Ma cessano elle perciò d’essere l'espressione na-turale d’un sentimento virtuoso e sapiente? La vita è il para-gone delle parole: e le parole che esprimono quel sentimento,fossero anche passale sulle labbra di tulli gl’impostori e di luttii betfardi del mondo, saranno sempre belle, quando sien pre-cedute e seguite da una vita di disinteresse e di sagrificio.
In Federigo arcivescovo apparve uno studio singolare eperpetuo a non prendere per se, dell’avere, del tempo, dellecure, di lutto se stesso in somma, se non quanto fosse stretta-mente necessario. Diceva, come tutti dicono, che le rendileecclesiastiche sono patrimonio de’ poveri : come poi mostrassed’intendere in fallò una tal massima, si vegga da questo. Volleche si stimasse quanto poteva importare la spesa di lui e deifamigliari addetti al suo servizio personale; e dettogli che seicento scudi, (scudo si chiamava allora quella moneta d’oro che,rimanendo sempre dello stesso peso e titolo, fu poi fletta zec-chino) diede ordine che tanti se ne contasse ogni anno dallasua cassa patrimoniale a quella della mensa; non credendo chea lui doviziosissimo fosse lecito vivere di quel palritnonio. Delsuo poi era così scarso e soli ile misuratore a se stesso, che po-neva cura a non dismettere una veste la qual non fosse logoraaffatto : unendo però, come fu notato da scrittori contempora-nei, al genio della semplicità quello d’una squisita mondezza:due abitudini notabili infatti, in quell’età sudicia e sfarzosa.Cosi pure, aflìn che nulla si disperdesse de’ rilievi della suamensa frugale, gli assegnò ad un ospizio di poveri ; e uno diquesti, per ordine di lui, entrava ogni giorno nella sala delpranzo a raccogliere ciò che fosse rimasto. Cure che potreb-bero forse indur concetto d’una virtù gretta, tapina, angustio-sa, d’una mente invischiala nelle minuzie e incapace di dise-gni elevati, se non fosse in piede questa biblioteca ambrosiana,che Federigo ideò con si animosa lautezza, ed eresse a tantocosto dai fondamenti; per fornir la quale di libri e di mano-scritti, oltre il dono dei già raccolti con grande studio e spesada lui, spedì otto uomini, dei più colli ed esperti che potèavere, a farne incetta, per l’Italia, per la Francia, per la Spa-gna, perla Germania, per le Fiandre, nella Grecia, al Libano,a Gerusalemme.Cosi riuscì a radunarvi circa trenta mila volumi