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ancor terminale; passò per mèzzo la folla medesima, non menocommossa della prima volta; e poi si divise. I due cavalieri vol-tarono sur una piazzetta di fianco, in fondo a cui era la casadel parroco ; la lettiga andò innanzi verso quella della buonadonna.
Don Abbondio si mantenne la parola: appena scavalcatofecei più sviscerati complimenti aH’innominato, e lo pregò chevolesse scusarlo presso monsignore, ch’egli doveva tornare allaparrocchia addirittura, per affari urgenti. Andò a cercare quelche chiamava il suo cavallo, cioè il bastone che aveva lascialoin un angolo del salotto, e s’incamminò. L’innominato stettead aspettare che il cardinale tornasse di chiesa.
La buona donna, fatta adagiar Lucia sul migliore sedile,nel miglior luogo della sua cucina, si affaccendava ad amman-nirle un po’ di refezione, ricusando con una certa rustichezzacordiale i ringraziamenti e le scuse reiterate di lei.
Presto, presto, rinnovando ramoscelli secchi sotto un la-veggio che aveva rimesso a fuoco, e dove nuotava un buon cap-pone, fe levare il bollore al brodo, e riempiutane una scodellagià guernita di fette di pane, potè finalmente presentarla a Lu-cia. E al vedére la poveretta riconfortarsi ad ogni cucchiaiata,si congratulava ad alta voce seco slessa che la cosa fosse acca-dila in un giorno in cui, coaie ella diceva, non c’ era il gattosul focolare. "Tutti s’ingegnano oggi a metter tovaglia,” ag-giungeva; "fuor che quei poveretti che stentano ad aver panedi veccia e polenta di saggina; però oggi da un signore cosicaritatevole sperano di buscar tutti qualche cosa. Noi, grazieal cielo, non siamo in questo caso: tra il mestiere di mio ma-rito, e qualche cosa che abbiamo al sole, si campa. Sicché man-giale di buon cuore intraltanto; che presto il cappone sarà asegno, e potrete sostentarvi un po’ meglio.” E ripresa la sco-dellelta, tornò ad accudire al desinare e a preparare la tavolaper la famiglia.
Lucia ristorata alquanto di forze e sempre più rinvenutadi spirito, andava intanto rassettandosi, per una abitudine, perun istinto di pulitezza e di verecondia: rannodava e ricompo-neva sulla lesta le trecce allentale e scompigliate, raccomo-dava il fazzoletto sul seno e intorno al collo. In far questo, lesue dila s’intralciarono nella corona che v’era appesa; Io