— 363 —
"Era un giovane quieto anche troppo,” soggiunse Agnese:"e questo Io può domandare a chi che sia, anche al signor cu-rato. Chi sa che garbuglio avranno fatto laggiù, che cabale? Ipoveri, ci vuol poco a farli comparir birboni.”
"È vero pur troppo,” disse il cardinale: "m’informeròdilui senza dubbio:” e fattosi dire il nome e il casato del giovane,lo mise in nota. Aggiunse poi che contava di portarsi al loropaese fra pochi giorni, che. allora Lucia potrebbe venirvi senzatimore, e che intanto egli penserebbe a provvederla d’un rico-vero sicuro, fin che ogni cosa fosse aggiustala per Io meglio.
Si volse quindi ai padroni di casa, chesi fecero tosto innan-zi. Rinnovò le grazie che già aveva ad essi rendute per mezzodel parroco, eli richiese se sarebbero siali conienti di riceliareper quei pochi giorni le ospiti che Dio aveva loro mandate.
"Ohi signor si,” rispose la donna con un tuono di vocee con un sembiante che significava assai più di quella asciuttarisposta, strozzala dalla vergogna. Ma il marito lutto concitatodalla presenza d’un tale interrogante, dalla voglia di farsi onorein una occasione di tanta importanza, studiava ansiosamentequalche bella risposta. Raggrinzò la fronte, torse gli occhi intraverso, strinse la bocca, tese a tutta forza l’arco dell’intel-letto, cercò, frugò, sentì al di dentro un cozzo d’idee monchee di mezze parole: ma il momento pressava; il cardinale ac-cennava già di avere interpretato il silenzio; il pover uomoaperse la bocca, e disse: "Si figuriI” Altro in quel punto nongli volle venire. Di che non solo rimase avvilito in sul momen-to; ma sempre poi quel ricordo importuno gli guastava la com-piacenza del grande onore ricevuto. E quante volte, tornandovisopra, e rimettendosi col pensiero in quella circostanza, gli ven-nero, quasi per dispetto, in mente parole che tutte sarebberostale meglio di quell’insulso si figuri! Ma del senno di poi neson piene le fosse.
Il cardinale parli, dicendo: "La benedizione del Signoresia sopra questa casa.”
Domandò poi quella sera al curato come si sarebbe potutoin modo convenevole compensare quell’uomo, che non dovevaes-ere ricco, della ospitalità costosa, massimamente in queitempi. II curato rispose che per verità, nèi guadagni della pro-fessione, nè le rendile di certi camperelli che il buon sarto aveva
ai*