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I Promessi Sposi : Storia Milanese Del secolo Decimosettimo / Di Alessandro Manzoni
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Renzo ideale veniva pian piano a mettersi in terzo, come ilreale aveva fatto tante volte. Cosi con tutte le persone, in luttii luoghi, in tutte le memorie del passalo, colui si veniva aficcare. E se la poveretta si lasciava andar qualche volta a fan-tasticare nella oscurità del suo avvenire, anche egli compari-va, per dire, se non altro:io, a buon conto, non vi sarò.Pure, se il non pensare a lui era impresa disperata, a pensarvimanco, e manco intensamente che il cuore avrebbe voluto,Lucia vi riusciva fino ad un certo segno. Yi sarebbe anche riu-scita meglio, se fosse stata sola a volerlo. Ma vera donnaPrassede, la quale tutta impegnata dal canto suo a torle dal-lanimo colui, non aveva trovato migliore spediente che diparlargliene spesso. "Ebbene, le diceva, "non pensiamo piùa colui?

"Io non penso a nessuno, rispondeva Lucia.

Donna Prassede non si lasciava appagare da una rispostasimile: replicava che volevano esser fatti e non parole, si sten-deva sul costume delle giovani, le quali, diceva ella, "Quandohanno posto il cuore a uno scapestrato (ed è li che hannoproprio il pendio), non ne lo vogliono più staccare. Un partiloonesto, ragionevole, dun galantuomo, dun uomo assestato,che, per qualche accidente, vada a monte, sono subito rasse-gnate; ma uno scavezzacollo, è plaga incurabile. E allora co-minciava il panegirico del povero assente, del ribaldo venutoa Milano per metterlo a bottino e a macello; e voleva farconfessare a Lucia le bricconerie che colui aveva fatte, ancheal suo paese.

Lucia, colla voce tremante di vergogna, di dolore, e diquella indegnazione che poteva aver luogo nel suo animo dolcee nella sua umile fortuna, asseverava e attestava, che, al suopaese, quel poverello non aveva mai fatto dire di se altro chebene; avrebbe voluto, diceva, che fosse presente un qualun-que di, per domandare il suo testimonio. Anche sulle avven-ture di Milano, nelle quali ella non poteva venire ai particola-ri, lo difendeva, appunto colla conoscenza che aveva di lui ede suoi portamenti fino dalla fanciullezza. Lo difendeva o siproponeva di difenderlo, per puro dovere di carità, per amoredel vero, e, a dir proprio la formola colla quale ella spiegavaa se stessa il suo sentimento, come prossimo. Ma da queste