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28.
2-00 T rattato della PaZienza
Domino 1E & F Christo - Chc im-porta morire in terra,6 in mare,men-tre morendo fi vada al Ciclo ? Si sal-uera chi con fcdelta, d perseueranzaferne al Signorc. Rrio detto dispaoue, lasciando quel Religioso tutto co*solato,e libero da-ogni tentazione.
CAPITOLO Ili.
Delia Pa\ien^a ntllt fatiche .
S E siofferuasse la regola ,che’I Di-uino Apostolo diede alia Cbiesa .Si quis non tult , operari . nec man du.cet ;da ver,da uero.chcnon sicroue-rebbono tanti nemiciddlafatica , necosi impazienti neiraffaticarsi ,comejn gran quantitä , ce n£ djmostra l’e-sperienza Gente ne mica delk virili,ehest marcisce nell’ozio ,non mangiaper uiuere , ma viue per mangia re .non ha vn concerto degno della natu-ra nmyna.noo si elenarsi sopta Ia co-dizione de’brnti,i! pare,non conosca-noaltrafelic/ta ,che mangiare ,bere,dormire, egodere i soli detti dei sen-so- Di questa daffe erano i Sibariti ,vno de’quali passando per un campo,k vedendocertj lauoratornche fac ea»noundiueho ,osca(sato, chedir voigliamo,di(se:Oiinel Io mi sentorompere in uedergli - A cui un di coloro rispose ; E a me molto piu giu-sta mente vien*ij dolor di fianco, in_jvdirti - A'mihi multo iufitus te au*dfenti latus dolet• A teneo Io racconra - Era tanta Ia delicatczza, e molli-sie de’Sibariti ,cbe non ammerreuanopella loro Cirta arte alcuna,che s'efercitasse con strepito , come Fabri, Le.gnaiuo.il , ealtri tali . Non era lecitodi nutrirui’1 Gallo , acciA cantandoUcotte non interrompesse il sonno.e laquiete Vi prego ,a far profelTionediCr!stiano,e non di Siba r,ita ,chc statep.azicnte ne! faticare,e facicando me-ritare il premio, ehe il nostro Reden-tore promessea'saticanti, § aggrana-ri ; Fentte ad me omnes , qui labora-tis , 0 onerau estis, 0 ego rebeianu■vos .
Nascebhnomqin questo mandoper facic.,re : e come dicon .0 i Filoso
fi: FtiuJquisque eRprepter suam epe-rationem.La natura istessa ci mua-ueall‘operare » 6 albabborrimentodelbozio; ondefti difinirada Aristo-tild 1 , cbe fosse principio specialmentedei moto , edellaquiete per acciden-te. Ci dene renderleggera la grauez-za d ; ogni tranaglio il pensaro', ehe dnaturalcondizione de gbhuominf, ilcotnperare a prezzo d‘affanni la glo-rja,e l’immortalitä . Neffunauirtiia-Uitase non in alto, enon ui si sale senon con fatica, perche Ia uia e aspra,dura,& erta . E quaicosa lodeuole ,egrande si fa senza fatica ? La fatica fe-ce famosi 1 Capitani Romani, gii Sci-p‘oni,i Camili, i Fabii,i Curzi, i Faibrizi,i Metelli.La sasieba diede famaa pompeo Magno, a Annabale , c äGiuh'a Cefare,e i Catoni, e Mario ,emill’altri.Diqual litterato non puödirsi;
Adulta fecit,tuhtquspuer,suda.utt,& af/tti
Chi de gl’artesici riufci maieccelleu.tenel proprio csercizio , senza unagrande assiduira, e fatica ? La satica.s1'indnstria hanno inalzato ben moltijma'l sonno , e Foz 0 non fecero maialcun glorioso
Tutti i grand’hiiomini , e personescgnalate s'affaticano; iulziost,cche -non son buoni a nulla, Fruges consu. ’mere nati .se ne stanno con le manialia cintola.e perdendo il tempo.Dis,se benisfimo .Seneca t Labor optimoscitat . A chi si comettono ne gi Eserciti 1'impresc pili ardue t A pili ualo De Prourosi,e de‘codaro'i non se ne riene con.toalcuno . Non uedete, cht’i solda-to se ne sta alia campagnaper dfederla patria,il principenei padiglione peraccrescet Ia, e perbrnarla: glottima,ti in senatoä consultare, e di giorno,c di nocte; gli studiosi veglimo senzariposo intorno a'libri ; e nell isteffotempo , i lasciui.chesonlafecciadclmodo,se ne ripolano con le lor se mi,ne inKioghiinfamisEr calcuno , ehedublti, effer pili onorata Ia fatica diq,uelli,cheILrjposo di questi t Non sa-pete uoi, diese VerginiconsacrateaDio si leuano a mezza notie ,parisco-np freddp,e st csorcirano negl vffizi